Salute, scoperta proteina che può arrestare la crescita del melanoma


L'obiettivo e' togliere al melanoma la capacita' di crescita. Lo studio è importante perché idividua una nuova molecola coinvolta nello sviluppo del tumore. Negli ultimi 10 anni si stima che il melanoma abbia raggiunto nel mondo i 100.000 nuovi casi l'anno: un aumento di circa il 15% rispetto al decennio precedente con una incidenza del 20% dei casi in pazienti tra i 15 e i 39 anni. Potrebbe rappresentare una vera rivoluzione nella cura del melanoma, uno dei tumori più aggressivi: i ricercatori dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma, insieme a colleghi americani, hanno scoperto una proteina, chiamata "HINT1", che può arrestare al crescita del melanoma.

L'equipe di Alessandro Sgambato dell'Istituto di Patologia Generale dell'Universita' Cattolica, diretto da Achille Cittadini, insieme con colleghi del Cancer Center della Columbia University di New York e del Dipartimento di Oncologia Medica del Dana Farber Cancer Institute della Harvard University di Boston (dove ha lavorato Giannicola Genovese, dottorando in Oncobiologia e Oncologia Medica alla Cattolica di Roma), ha scoperto che HINT1 e' "spenta" (assente, ridotta o disattivata) in molti casi di melanoma e che riattivandola (per ora in cellule coltivate in provetta) si puo' arrestare la crescita delle cellule malate. Lo studio e' stato pubblicato sulla rivista Cell Cycle.

Secondo le prime stime formulate dai ricercatori italiani, disfunzioni a carico di HINT1 potrebbero essere coinvolte nel 40% dei casi di melanoma. Questo e' un tumore maligno molto aggressivo che ha origine dai melanociti, le cellule cutanee responsabili della produzione di melanina (molecola che colora la nostra pelle), e insorge frequentemente su un neo preesistente ma puo' comparire anche "de novo", dai melanociti normali della pelle. Il melanoma rappresenta la prima causa di morte al mondo per tumore della pelle e la sua incidenza e' cresciuta negli ultimi decenni a un ritmo superiore a quello di qualsiasi altro tipo di tumore.


Rarissimo prima della puberta', il melanoma colpisce prevalentemente soggetti tra i 30 e i 60 anni. In Italia si registrano circa 7 mila nuove diagnosi di melanoma l'anno con 1.500 decessi. A livello mondiale, si stima che nell'ultimo decennio il melanoma abbia raggiunto i 100.000 nuovi casi l'anno: un aumento di circa il 15% rispetto al decennio precedente. Inoltre, l'eta' dei malati si sta abbassando progressivamente. Se 10 anni fa i giovani rappresentavano solo il 5% dei casi, oggi il 20% dei casi riguarda pazienti tra i 15 e i 39 anni, aumento che e' stato attribuito sia a una scorretta esposizione solare durante l'infanzia, sia all'uso esagerato delle lampade solari.

HINT1 (Histidine triad nucleotide-binding protein 1) e' un oncosoppressore (o antioncogene), cioe' inibisce la trasformazione maligna di una cellula normale. "In questo studio - spiega il professor Sgambato - abbiamo dimostrato che HINT1 puo' tenere sotto controllo due importanti oncogeni (geni che promuovono lo sviluppo di un tumore), quali la ciclina D1 e BCL2, che favoriscono la trasformazione di cellule normali in cellule di melanoma". La ciclina regola, stimolandola, la proliferazione cellulare. BCL2 previene la morte delle cellule danneggiate e quindi pericolose, e contribuisce a rendere le cellule tumorali "immortali". "Abbiamo dimostrato che HINT1 e' frequentemente assente in cellule di melanoma umano e che la sua riattivazione riduce la crescita e la malignita' del tumore", continua Sgambato.

Questo studio e' importante perche' identifica una nuova molecola coinvolta nello sviluppo del melanoma. I risultati suggeriscono che ripristinando l'attivita' della proteina si potrebbe bloccare lo sviluppo del tumore e, potenzialmente, delle sue metastasi. La speranza, quindi, e' di sviluppare dei farmaci capaci di mimare l'attivita' di HINT1. Inoltre, poiche' HINT1 e' alterato anche in altri tumori quali il cancro del colon e dello stomaco, un eventuale farmaco sarebbe efficace anche in questi tumori. "Naturalmente - sottolinea il patologo generale della Cattolica - non sarà facile sviluppare un simile farmaco e sarà necessario il coinvolgimento di aziende farmaceutiche che, ci auguriamo, possano finanziarne lo sviluppo, collaborando con noi per la messa a punto del trattamento".




Fonte: UNINews
Via: TMNews

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