La Cyber Resilience, cambiamento nella comprensione della relazione tra tecnologia e rischio, è stata protagonista del Panda Security Summit. Già dalla sua prima edizione, il Summit si è rivelato un evento imperdibile per capire il modo in cui le aziende leader applicano la cyber-resilienza. Nel corso degli interventi e worskshop sono state messe in evidenza le ultime tendenze in materia di cybersicurezza a più di 400 partecipanti, tra cui CISO e CIO di grandi aziende europee. Panda Security, azienda leader nel settore della sicurezza informatica avanzata, ha inaugurato la prima edizione di Panda Security Summit (#PASS2018) venerdì 18 maggio al Teatro Goya di Madrid.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Check Point è al MWC 2016: calano le minacce IT in Italia a gennaio
Check Point® Software Technologies Ltd. (NASDAQ: CHKP), il più grande fornitore specializzato in soluzioni di sicurezza a livello mondiale, è presente per la prima volta al Mobile World Congress di Barcellona dove mostra le propria offerta di soluzioni di sicurezza per il mobile. Check Point ha rilevato le varianti di malware protagoniste di attacchi alle reti delle organizzazioni e ai dispositivi mobili di gennaio 2016. L’Italia rimane il quarto paese europeo più colpito, dopo Montenegro, Polonia e Liechtenstein, in termini di numero di minacce, ma registra una diminuzione (-10%) delle minacce, passando da un indice pari a 7,1% (a dicembre) a un indice del 6,4% (a gennaio).
Microsoft: crimine informatico costa a imprese 315 miliardi di dollari
500 miliardi di dollari per risolvere i problemi provocati dal caricamento deliberato di malware su software contraffatto, 127 miliardi di dollari per gestire i problemi di sicurezza e 364 miliardi di dollari per affrontare le violazioni dei dati: queste le stime per le aziende del nuovo studio condotto da IDC in collaborazione con la National University of Singapore (NUS), commissionato da Microsoft Corp. sulla pirateria informatica in occasione di "Play It Safe", la campagna internazionale per creare maggiore consapevolezza sulla relazione esistente tra malware e pirateria.
Ma anche per i consumatori le stime sono importanti: 25 miliardi di dollari e 1,2 miliardi di ore vengono dedicate alla gestione delle minacce alla sicurezza e all'implementazione di costose correzioni nei computer che derivano dalla presenza di malware all’interno del software contraffatto. E aumentano - anche per i governi - le paure legate alla pirateria. La condivisione dei dati - siano essi privati o informazioni strategiche governative - rimane il rischio più temuto, da quasi il 60% di consumatori e esponenti governativi.
Lo studio, intitolato "The Link Between Pirated Software and Cybersecurity Breaches", ha inoltre rivelato che il 60% dei consumatori intervistati afferma che la paura più grande riguardo al software infetto consiste nella perdita di dati, file e informazioni personali, seguita dalle transazioni non autorizzate su Internet (51%) e quindi dal rischio di hijack di posta elettronica, social network e conti bancari (50%). Il 43% degli stessi intervistati non installa tuttavia aggiornamenti per la sicurezza, lasciando il proprio computer esposto ad attacchi da parte dei criminali informatici.
Esponenti governativi hanno espresso preoccupazione per il possibile impatto delle minacce alla sicurezza informatica a cui sono soggette le loro nazioni. Secondo il sondaggio, i governi sono principalmente preoccupati per la perdita di segreti commerciali o informazioni strategiche (59%), per l'accesso non autorizzato a informazioni pubbliche riservate (55%) e per l'impatto degli attacchi informatici sulle infrastrutture critiche (55%). Si stima inoltre che i governi potrebbero perdere oltre 50 miliardi di dollari per affrontare i costi associati alla presenza di malware all’interno di software contraffatto.
"I criminali informatici approfittano di ogni punto debole che riescono a trovare in termini di sicurezza, con risultati finanziariamente devastanti per tutti", ha dichiarato David Finn, Executive Director e Associate General Counsel del Microsoft Cybercrime Center. "Motivati dalle opportunità di guadagno, hanno scoperto nuovi modi di violare le reti di computer per rubare qualsiasi cosa: identità, password e denaro. Ecco perché il Microsoft Cybercrime Center è fortemente impegnato a porre fine a questi atti dannosi, per mantenere protetti e sicuri i dati personali e finanziari riducendo di pari passo gli incentivi finanziari per i criminali".
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| Fonte: National University of Singapore forensic analysis, 2014 |
Il sondaggio ha anche messo in luce come:
• Quasi due terzi delle perdite aziendali (315 miliardi di dollari) avvengono per mano di criminali organizzati.
• Quasi il 20% del software contraffatto nelle aziende è installato dai dipendenti.
• Il 28% degli intervistati in ambito aziendale ha rilevato il verificarsi di violazioni della sicurezza, che generano interruzioni di rete, inattività dei computer o rendono i siti Web non disponibili, ogni pochi mesi o con cadenza più frequente. Il 65% di tali interruzioni è stato causato dalla presenza di malware nei computer degli utenti finali.
"Usare software contraffatto è come camminare su un campo minato: non sai quando poggerai il piede su qualcosa di spiacevole, ma quando lo fai puoi generare un disastro", ha affermato John Gantz, Chief Researcher presso IDC. "I rischi finanziari sono notevoli e le potenziali perdite possono condurre aziende un tempo redditizie a navigare in acque pericolose. L'acquisto di software legittimo si rivela meno costoso a lungo termine, perché offre la certezza di evitare 'sorprese' indesiderate sotto forma di malware".
L'analisi in campo giudiziario a cura della NUS di 203 nuovi PC caricati con software contraffatto ha riscontrato che uno sbalorditivo 61% dei PC era già infettato con malware non sicuro, inclusi trojan horse, worm, virus, strumenti piratati, rootkit e adware. Questi PC, acquistati tramite rivenditori e negozi di informatica in 11 mercati diversi, includevano oltre 100 minacce di discreta entità.
"È tremendamente preoccupante il dato per cui PC nuovissimi vengano forniti già infettati con malware pericoloso a causa della presenza di software contraffatto, rendendo utenti e aziende immediatamente vulnerabili alle violazioni della sicurezza", ha dichiarato il professore Biplab Sikdar del dipartimento di ingegneria elettronica e informatica della National University of Singapore. "I test dell'università indicano chiaramente come i criminali informatici stiano sfruttando in misura sempre maggiore la supply chain poco sicura della pirateria per diffondere malware e compromettere la sicurezza dei PC in modo grave. Noi possiamo limitarci a raccomandare l'uso di software originale per la sicurezza online e informatica".
Lo studio globale ha preso in considerazione le risposte fornite da 1.700 utenti divisi tra consumatori, professionisti del settore IT, Chief Information Officer (CIO) e funzionari amministrativi di oltre 15 paesi. Microsoft è impegnata a proteggere i propri inconsapevoli clienti dal download o dall'acquisto di software non originale che li esponga alla presenza di malware, che a sua volta può produrre furto di identità, perdita dei dati ed errori di sistema.
I clienti sono invitati a visitare il sito Web all'indirizzo http://www.microsoft.com/security per accedere a ulteriori informazioni sul malware e verificare che i propri computer non siano infettati. In presenza di malware, il sito offre strumenti mirati per la sua rimozione. Per ulteriori informazioni sullo studio IDC, visitare il sito Web Microsoft Play It Safe all'indirizzo http://www.play-it-safe.net e l'area notizie relativa alla Digital Crimes Unit, http://www.microsoft.com/en-us/news/presskits/dcu/default.aspx.
Fonte: Microsoft
Cyber criminali più astuti costringono mercato a mutamento radicale
Sophos presenta il nuovo “Security Threat Report” che illustra i cambiamenti più significativi avvenuti nel corso dell’ultimo anno nell’ambito del crimine informatico e svela che tipo di attacchi ci si dovrà aspettare nel 2014. Nel 2013, i cyber criminali hanno continuato nel percorso di “professionalizzazione” del loro campo d’azione, offrendo servizi semplici da comprare ed utilizzare, amplificando così la portata degli attacchi fino a raggiungere livelli mai visti prima.
“Molti esperti di sicurezza sono consapevoli del livello di complessità di questi trend, ma pochi si sono davvero resi conto del loro significato intrinseco”, spiega James Lyne, global head of security research di Sophos. “Il 2013 ci ha insegnato che i controlli tradizionali di sicurezza sono insufficienti. Le nuove tendenze costringono il settore ad adattarsi, cambiare e a rivedere le modalità e le tattiche di protezione tradizionali”.
Il Threat Report sottolinea i nuovi problemi di sicurezza: dagli attacchi malware che sfruttano il camuffamento dinamico fornendo agli hacker accesso a lungo termine ai dati degli utenti, fino alla diffusione dilagante di dispositivi mobili che rappresentano un nuovo target, spesso non protetto adeguatamente. I dispositivi IoT (“Internet of things”) sono sempre più diffusi nelle case e nella vita di ogni giorno, e rappresentano per i cyber criminali un enorme potenziale di accesso alla vita e ai dati di chiunque.
“Queste tendenze continueranno nel 2014 e le minacce diventano ancora più complesse, astute e preoccupanti”, continua Lyne. Nel 2014, Sophos prevede la concentrazione dei cyber criminali, sulle tecniche di social engineering e phishing di alta qualità, per cercare di compensare la difficoltà di sfruttare sistemi operativi come Windows 8.1. I dispositivi embedded (come i sistemi POS, sistemi medici e le nuove infrastrutture ‘smart’) apriranno vecchie ferite quando errori di sicurezza ormai eliminati nell’ambiente PC si ripresenteranno.
Gli attacchi ai dati personali e aziendali in ambito cloud continueranno a crescere nel 2014 se gli operatori del settore non implementeranno tempestivamente nuove strategie di sicurezza, mentre i malware che colpiranno i device mobili diventeranno sofisticati come quelli in ambito PC. “Nel 2014 dovremo seguire attentamente l’evoluzione di attacchi esistenti ma soprattutto dovremo essere preparati ad affrontare nuove minacce emergenti sempre più complesse ed aggressive”, dichiara Gerhard Eschelbeck, CTO a Sophos.
“Mentre gli esperti del mercato si adattano e migliorano i meccanismi di protezione per affrontare le nuove esigenze di sicurezza, è necessario che tutti i componenti della società, non solo governi e aziende, prendano reale consapevolezza di questa problematica”. La versione completa del “Threat Report 2014: Smarter, Shadier, Stealthier Malware”, con informazioni dettagliate, statistiche sul cyber crime nel 2013, consigli e previsioni sui trend emergenti è scaricabile qui. Un approfondimento sul Threat Report 2014 è consultabile sul blog di Sophos.
Link: http://www.sophos.com/
Fonte: Sound PR
Contro minacce avanzate McAfee potenzia la propria soluzione SIEM
McAfee ha annunciato la prima soluzione SIEM (Security Information and Event Management) "endpoint aware" in grado di aggiungere informazioni in tempo reale sullo stato del sistema per migliorare la consapevolezza della situazione e semplificare la risposta agli incidenti. Questa soluzione innovativa unisce le capacità di gestione estesa dei dati di sicurezza di McAfee Enterprise Security Manager (ESM), con l’analisi approfondita degli endpoint di McAfee Real Time.
Rapporto Clusit, attacchi del cybercrime cresciuti del 370% nel 2012
Sono cresciuti di oltre il 370% a livello globale gli attacchi di cybercrime di dimensioni significative, quelli cioè che comportano importanti conseguenze economiche, legali e di immagine per le vittime, in alcuni casi irreparabili. Nel mirino ci sono sempre di più le istituzioni bancarie e aumenta il fenomeno degli "hacktivisti", cioè la disobbedienza civile sul web in stile Anonymous, sempre più da parte di gruppi non occidentali, come la Syrian Electronic Army, che di recente ha attaccato il sito del New York Times.
Sicurezza ICT protagonista edizione milanese Security Summit 2013
Clusit e CEventi presentano il programma dell’edizione milanese del Security Summit, la manifestazione dedicata alla sicurezza delle informazioni, delle reti e dei sistemi informatici, in programma dal 12 al 14 marzo presso AtaHotel Executive. Tra gli argomenti approfonditi, ampio risalto verrà dato a Cyber Crime, Cyber Intelligence, Cyber Warfare, Agenda Digitale e Security nelle applicazioni Cloud; durante la prima giornata verrà, inoltre, presentato l'annuale Rapporto Clusit prodotto da Clusit e Security Summit sulla situazione della sicurezza ICT in Italia.
Il convegno si aprirà martedì 12 marzo con l'intervento di Steve Purser, Head of Technical Department, ENISA (European Network and Information Security Agency), che offrirà un quadro delle iniziative e della strategia europea in tema di ICT security. Seguiranno sessioni parallele dedicate a Cyber Intelligence, Access Governance e Fraud Management, e al mestiere del CISO (Chief Information Security Officer) in azienda.
Nel pomeriggio si terrà la presentazione del Rapporto Clusit 2013, che offre una panoramica degli eventi di cybercrime e incidenti informatici più significativi del 2012, un'analisi delle tendenze per il 2013 e uno spaccato del mercato italiano dell'ICT Security. Il Rapporto si conclude con degli approfondimenti sulle problematiche più rilevanti, tra cui Social Media, Mobile e Cloud Security, e-Commerce, IPv6.
La seconda giornata sarà dedicata all’Agenda Digitale; in apertura interverrà Alessandra Falcinelli, Legal Officer, Trust and Security Commissione Europea, che approfondirà il tema dell'Agenda Digitale Europea e delle strategie UE in materia di sicurezza cibernetica. Seguirà una tavola rotonda dedicata all'Agenda Digitale per Pubbliche Amministrazioni ed Enti Pubblici.
Nel corso della giornata si parlerà di Sicurezza nella Sanità, Sicurezza dei Datacenter, Sicurezza & Big Data, Tutela dei contenuti digitali e responsabilità civile degli ISP, Data Security Analitycs. Di grande rilievo anche il programma di giovedì 14 marzo che si apre con l'intervento di Jim Reavis, Executive Director della Cloud Security Alliance, che farà il punto sui progetti in corso nel mondo per la tutela della security nelle applicazioni e nei servizi Cloud.
Nel corso della giornata si alterneranno diverse occasioni di approfondimento dedicate al Cloud Computing; tra queste il percorso legale “Cloud: profili legali e contrattuali” e il seminario “Cloud Security for Defense”. Come di consuetudine, la partecipazione alle sessioni del Security Summit darà diritto all'attribuzione di crediti CPE. Inoltre, al termine delle prime due giornate, è prevista la quinta edizione dell'Hacking Film Festival, rassegna dedicata a lungometraggi e filmati indipendenti sul tema dell'hacking e della (in)sicurezza, commentati e analizzati da esperti del settore. Tutti gli appuntamenti del Security Summit sono a partecipazione gratuita previa registrazione sul sito www.securitysummit.it
Fonte: Clusit
Corruzione, Transparency International: Italia al 72° posto mondiale
Il CPI 2012, l’indice di Transparency International che misura la percezione della corruzione nel settore pubblico e politico a livello globale - da quest’anno rinnovato nella metodologia, più solida e certa - posiziona l’Italia al 72° posto su 174 nel mondo, con un punteggio di 42 su 100. Anche quest’anno dunque l’Italia rimane in fondo alla classifica europea della trasparenza, accompagnata da Bulgaria e Grecia, con un voto ben lontano dalla sufficienza e soprattutto dai Paesi ritenuti più etici: Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda (tutti e tre con un voto di 90/100).
Corruzione, opacità, scarsi livelli di integrità, uniti a deboli sistemi di controllo e valutazione non comportano “solamente” una mancanza di moralità ed eticità nella governance del Paese, ma hanno un impatto negativo devastante sull’economica e la credibilità dell’intero sistema Paese: la Corte dei Conti ha stimato che ogni punto in meno nel CPI pesa in maniera grave sugli investimenti esteri, che fuggono anche a causa dell’indeterminatezza e opacità delle regole.
Nell’ultimo rapporto del 2012 la Corte ha inoltre denunciato come la corruzione sia in grado di far lievitare i prezzi delle grandi opere pubbliche fino al 40% in più. Seconda la presidente di Transparency International Italia M. T. Brassiolo “Il Governo presente e quelli futuri dovranno mantenere l’anticorruzione in cima alla loro agenda politica: non siamo solo noi addetti del mestiere a richiederlo, ma i cittadini e le imprese che non ne possono più di veder distrutto il frutto del loro lavoro per corruzione o negligenza nell’uso delle risorse pubbliche”.
I cittadini, pur mostrando una sfiducia dilagante nell’operato della politica e, in particolar modo, dei partiti, richiedono allo stesso tempo un rinnovato impegno per riformare e modernizzare il Paese sui pilastri della legalità, della trasparenza e della responsabilità. Del Monte, project officer di TI-Italia, sottolinea come “i cittadini si sentano chiamati in causa e vogliono essere protagonisti del cambiamento. La loro partecipazione non può essere limitata al solo momento elettorale, ma può e deve diventare più incisiva e costante, anche grazie ai nuovi impegni in materia di governo aperto assunti dal nostro Paese”.
Le regole etiche alle quali Transparency International Italia intende chiedere l'adesione dei futuri candidati alle elezioni politiche regionali, nazionali ed europee si inseriscono in un processo di costruzione di una classe politica europea già in atto: "Dall'Unione Europea - osserva Nicoletta Parisi - proviene la richiesta di standard elevati di democrazia interna dei partiti, di responsabilità, di trasparenza, di condivisione dei valori dello Stato di diritto”.
Anche il sondaggio svolto internamente da TI-Italia fra i suoi soci e sostenitori conferma il giudizio negativo del CPI su settore pubblico e classe politica, sicuramente enfatizzato dai molti recentiscandali. Ritorna tuttavia un dato importante e per noi positivo: i cittadini si sentono protagonisti del contrasto alla corruzione. Che sia la sfiducia nelle istituzioni o un ritrovato senso civico, alla domanda su chi debba essere il leader della lotta alla corruzione, quasi il 30% risponde i Cittadini; seguono il Governo (25%) e, molto distante, la Magistratura (14%).
• Grafico http://bit.ly/R8Po0O
• Mappa http://bit.ly/VmbyYu
Fonte: Trasparency Italia
IBM: nuovi strumenti di Analytics per identificare attacchi alla sicurezza
IBM ha presentato un nuovo strumento di Analytics che, utilizzando la security intelligence avanzata, è in grado di segnalare il comportamento sospetto nelle attività di rete, per una migliore difesa dalle minacce nascoste che colpiscono le organizzazioni. Ora che le organizzazioni aprono le proprie reti agli smart phone e ai social media, le difese tradizionali, come i firewall e il software antivirus, non riescono a fornire una protezione adeguata. Secondo il rapporto IBM X-Force Trend and Risk Report del 2011, gli hacker hanno intensificato gli attacchi di “social engineering” ed è stato registrato un aumento degli exploit mobili del 19 percento nel 2011.
I firewall e i prodotti per la sicurezza tradizionali sono poco efficaci nel contrastare le minacce più evolute, che usano tecniche non rese note o che hanno già colpito un’organizzazione. Per affrontare questo problema, IBM annuncia l’appliance QRadar Network Anomaly Detection, che analizza la complessa attività di rete in tempo reale, rilevando e segnalando anomalie che esulano dal normale comportamento di base. Questa funzione di analisi non solo può osservare gli attacchi in ingresso, ma anche rilevare le anomalie di rete in uscita, quando il malware potrebbe avere già infettato un sistema "zombie" per inviare dati all'esterno dell'organizzazione.
“Gli hacker più esperti sono astuti e pazienti, lasciano solo una traccia impercettibile della loro presenza ed eludono molti sistemi di protezione di rete e rilevamento”, spiega Marc van Zadelhoff, vice president Strategy and Product Management, IBM Security Systems. “La maggior parte delle organizzazioni non sa nemmeno di essere stata infettata da malware. Un vantaggio degli Analytics di IBM è la capacità di rilevare gli indicatori di nuovi attacchi dall’esterno, o rivelare attività malevola nascosta proveniente dall’interno”.
Utilizzando algoritmi comportamentali evoluti, l’appliance QRadar Network Anomaly Detection analizza i dati più disparati che, nell’insieme, possono essere indicativi di un attacco: flusso di traffico e di rete, allarmi dei sistemi di prevenzione delle intrusioni (IPS), vulnerabilità di sistemi e applicazioni e attività degli utenti. Quantifica diversi fattori di rischio, per aiutare a valutare la rilevanza e la credibilità di una minaccia segnalata, il valore aziendale e le vulnerabilità delle risorse prese di mira. Applicando l’analitica comportamentale e il rilevamento delle anomalie, l’applicazione può segnalare eventi irregolari, quali:
• traffico di rete in uscita verso paesi in cui l’azienda non ha rapporti d’affari;
• traffico FTP osservato in un reparto che, di regola, non usa servizi FTP;
• esecuzione di un’applicazione nota su una porta non standard, o in aree in cui non è consentita (ad es. traffico non crittografato in aree sicure della rete).
Inoltre. X-Force IP Reputation Feed fornisce a QRadar Network Anomaly Detection un elenco, in tempo reale, di indirizzi IP potenzialmente maligni, inclusi host di malware, fonti di spam e altre minacce. In questo modo l’appliance osserva il traffico da o verso questi siti e, conseguentemente, può allertare immediatamente l’organizzazione e fornire informazioni di contesto relative a eventuali attività anomale. Per ulteriori informazioni sulle soluzioni di sicurezza IBM, visitate i siti: www.ibm.com/security e www.ibm.com/software/it/itsolutions/security/.
Via: IBM
Verizon, aumentati nel 2011 gli attacchi hacker da attivismo cibernetico
Nel 2011 c'è stato un aumento senza precedenti dei casi di "hacktivismo", ovvero i cyberattacchi rivolti contro obiettivi di natura religiosa, politica e sociale. Lo evidenzia la quinta edizione del Verizon Data Breach Investigations Report sulla sicurezza dei dati. Il report ha registrato 855 casi di violazione dei dati, con 174 milioni di record sottratti, la seconda perdita di dati per dimensioni mai osservata dall'inizio dell'analisi, nel 2004. Alla realizzazione del rapporto hanno collaborato con Verizon cinque partner: i Servizi Segreti degli Stati Uniti, la National High Tech Crime Unit della Polizia olandese, l’Australian Federal Police, il Reporting & Information Security Service irlandese e la Police Central e-Crime Unit della London Metropolitan Police. I risultati mostrano il carattere decisamente internazionale del fenomeno. Gli attacchi sono partiti da 36 paesi, contro i 22 dell'anno scorso.
Quasi il 70 per cento ha avuto origine dall'Europa orientale e circa il 25 per cento dal nord America. Gli attacchi esterni sono i maggiori responsabili delle violazioni dei dati, con il 98 per cento dei casi attribuibili a crimine organizzato, attivisti, ex dipendenti, hacker solitari e organizzazioni sponsorizzate da governi stranieri. I sistemi di attacco si basano soprattutto sullo "hacking" (ovvero la violazione criminosa dei codici di protezione) e il malware (la diffusione di software "spia"). L'hacking si è verificato nell'81 per cento delle violazioni dei dati e nel 99 per cento dei casi di sottrazione di dati. Il malware è stato usato nel 69 per cento delle violazioni e nel 95 per cento delle compromissioni dei dati. Tali metodi sono preferiti perché consentono di colpire più obiettivi contemporaneamente da postazioni remote. Uno dei fattori di pericolosità degli attacchi è che sono difficili da scoprire.
Il lasso di tempo che trascorre dall'attacco alla sua scoperta si misura in mesi se non anni. La maggior parte delle violazioni, il 92 per cento, viene scoperta non dalle vittime dell'attacco, ma da soggetti terzi. "Le violazioni informatiche continuano ad arrecare danni alle organizzazioni di tutto il mondo e noi continuiamo ad analizzarle perché voi possiate conoscerle e tutelarvi. La serie di report DBIR prende ora in esame otto anni, più di 2.000 violazioni e oltre 1 miliardo di dati compromessi. Il nostro obiettivo è individuare i responsabili degli attacchi, le loro modalità di azione e gli asset che rientrano nei loro obiettivi. Più si conosce il fenomeno, più si è preparati ad affrontarlo. I nostri report forniscono riflessioni e chiare indicazioni su cosa fare per contrastare attivamente le minacce alla sicurezza", scrive Verizon sulla pagina del report. Il rapporto è disponibile qui in PDF.
Via: TM News
Kingston, previsioni 2012: prevenzione perdita dati e focus su SSD
John Tu, Presidente e co-fondatore di Kingston Technology, il più grande produttore indipendente al mondo nel settore delle memorie, presenta le previsioni per l’anno 2012: l'adozione di massa della tecnologia SSD, le tattiche per la prevenzione della perdita di dati e le modalità di storage sono alcuni degli argomenti trattati da Tu.
Dischi a stato solido - Il punto di svolta
Nel 2011 si è registrato un aumento costante della vendita di SSD, dovuto all’interesse dimostrato non solo dagli appassionati ma anche dagli utenti un po' meno esperti. Il valore aggiunto apportato dai drive a stato solido inizia a interessare quindi un pubblico sempre più vasto. Gli SSD non sono più considerati un aggiornamento opzionale, ma diventano addirittura un upgrade imprescindibile. Kingston ha sempre concepito la tecnologia di questi dischi come uno strumento destinato al segmento consumer, semplice da utilizzare (soprattutto nella versione in bundle), e a prezzi davvero competitivi.
Gli attuali sforzi dei produttori per raggiungere l’obiettivo di 1$ a GB per i chip Flash, rappresenta una vera e propria svolta per gli SSD, per i quali, entro la seconda metà del 2012 è prevista un’adozione di massa. L’inondazione che ha colpito la Thailandia la scorsa primavera continuerà, almeno per i primi sei mesi del 2012, a influenzare negativamente il mercato delle unità a disco rigido (HDD), dando così una spinta ulteriore alla domanda di SSD da parte di produttori OEM (soprattutto di notebook ultra).
Questo servirà da stimolo anche per il settore business: le aziende, infatti, inizieranno a ripensare ai propri investimenti a favore di soluzioni più affidabili e a lungo termine. Dal momento che la tecnologia SSD garantisce un ROI molto elevato, saranno molte le società che sceglieranno questa nuova soluzione di aggiornamento.
Tablets & ultra notebook – questioni di memoria
Si prevede che entro la fine del 2015 [i] i tablet raggiungeranno i 326,3 milioni di unità vendute a livello globale. L’aumento dei contenuti di un certo livello salvati su dispositivi mobili farà incrementare, contemporaneamente, la necessità di spazi di archiviazione aggiuntivi. Coloro che hanno un tablet privo di slot per schede di memoria aggiuntiva stanno già manifestando una certa insofferenza a questi limiti di spazio, dovendo scegliere quali file salvare e quali cancellare. Proprio daquesta esigenza nasce la nuova generazione di dispositivi wireless per espandere la memoria, come il Wi-Drive di Kingston. Questi gadget, non solopermettono di archiviare e accedere facilmente ai contenuti in modalità wireless, ma consentono anche di condividere file multimediali con più utenti simultaneamente.
Per i dispositivi dotati di uno slot di espansione, Kingston propone un’ampia gamma di soluzioni: dalle Micro SDHC e SDHC ad alta capacità, ai drive USB DataTraveler Micro dalle dimensioni ridottissime, tutti concepiti per smartphone e tablet.
USB 3.0 – risparmia il tuo tempo
Il drive USB 3.0 è già disponibile sugli scaffali, e nel 2012 questa linea di prodotti potrebbe rappresentare un punto di forza nelle vendite. Il consumatore medio, oggi scarica contenuti di alta qualità da utilizzare e condividere. L'ultimo drive USB 3.0 vanta 8 canali controller ad alta velocità e arriva fino a 256GB di capacità. Non solo questo supporto rappresenta la soluzione perfetta espandere la memoria dei dispositivi, ma garantisce una velocità di trasferimento fino a 10X. La lentezza del trasferimento dati è solo un lontano ricordo.
Prestazioni – Gaming e over-clocking guidano la crescita
Secondo una ricerca condotta dalla Jon Peddie Research, per il mercato globale dell’hardware specializzato nel gaming è prevista una crescita del 6%, raggiungendo i 34 miliardi di dollari nel 2012. Questa tendenza affonda le sue radici già nel 2011: inEMEA si è registrato un incremento delle vendite di oltre il 60% per imoduli di memoria HyperX.
Il processore Intel X79 ha determinato un profondo cambiamento nelle richieste riguardanti le memorie. Per quanto riguarda i moduli quad channel, la JEDEC nel 2012 ha fatto dei 1600MHz un requisito ufficiale: questo significa che più utenti vorranno upgradare il proprio sistema e che la capacità standard dei sistemi diventerà da 4GB. E’ evidente che questo settore sia in crescita: per questo cerchiamo di incoraggiare i nostri partner a continuare a concentrarsi suquesto segmento.
Sicurezza dei dati - policy aziendali, formazione dei dipendenti e standard globali
La perdita di dati sensibili rappresenta una criticità da non sottovalutare. Una recente indagine condotta dal Ponemon Institute e commissionata da Kingston ha confermato l’esigenza di adottare, a livello aziendale, drive USB sicuri, policy di sicurezza e linee guida per l’utilizzo esterno dei dati. Secondo la ricerca, circa i 2/3 delle aziende europee hanno subìto la perdita di dati riservati contenuti in unità Flash USB. Molte società ignorano completamente i rischi derivanti dall’utilizzo di USB non crittografate e non predispongono adeguate politiche di sicurezza.
Le chiavette USB sicure rappresentano solo una parte della soluzione al problema: policy di best practice, sensibilizzazione e formazione del personale sono elementi essenziali per mettere in atto un’efficace strategia di prevenzione della perdita di dati. Da un lato, aziende pubbliche e private devono iniziare a pensare di investire per prevenire laperdita di informazioni sensibili, dall’altro è necessaria una regolamentazione specifica della tutela della privacy che deve essere rispettata da tutti.
Il successo della prevenzione della perdita dei dati può essere raggiunto solo se la combinazione “tecnologia - conformità - atteggiamento” viene applicata e fatta rispettare con rigore.
Virtualizzazione – guidata dal Cloud
Gartner nel 2011 considera il Cloud Computing ancora in via di crescita, ma al tempo stesso prevede un notevole sviluppo dei servizi del settore. Così, sia in campo pubblico che privato, le aziende continueranno a considerare la virtualizzazione come un elemento chiave per raggiungere l'efficienza ottimale.
I sistemi virtuali richiedono una memoria necessaria per eseguire le applicazioni in modo stabile ed efficiente: l’ultimo standard JEDEC di 1600MHz farà si che, per soddisfare queste esigenze, dovranno essere previsti ulteriori 8GB di capacità. Durante il 2012 verrà presentata una nuova tecnologia che aumenterà la capacità di memoria dei server. Gartner prevede una crescita nel mercato dei server del 7% a livello mondiale, che raggiunge addirittura il 22% in Europa orientale.
La tendenza dei prossimi 12 mesi vedrà un allontanamento delle aziende dai server OEM tradizionali, dal momento che i sistemi build-to-suit guadagneranno popolarità e una buona fetta di mercato. Kingston dimostra di essere perfettamente allineata con i partner per fornire le necessarie soluzioni di memoria.
Gli SSD avranno un ruolo fondamentale nel mercato di server e data center. Questo segmento ripone, infatti, molta fiducia nella tecnologia a stato solido, tanto da considerare la possibilità di sostituire i tradizionali HHD. L’obiettivo di diminuire il consumo energetico e aumentare le prestazioni delle macchine, farà dei drive SSD un investimento prioritario per il 2012. Perfettamente in linea con il trend, Kingston continua ad ampliare la propria offerta di drive a stato solido.
Fonte: Lewis Pr
Ricerca Oracle Kroll Ontrack: aziende non percepiscono perdita dati
Kroll Ontrack, azienda leader nell’offerta di soluzioni e servizi di recupero dati, cancellazione sicura e computer forensics, ha realizzato una ricerca Oracle OpenWorld sul rischio di perdita dei dati dal sistema aziendale Oracle. Secondo quanto emerge dalla ricerca, esiste una relazione inversa tra la percezione del rischio di perdita dei dati da questo tipo di sistemi e la reale perdita. Il 18% degli intervistati ha dichiarato di aver sperimentato per più di 5 volte negli ultimi due anni una perdita dei dati da un sistema Oracle. Inoltre, sei aziende su dieci hanno subito la perdita almeno una volta.
La ricerca mette in evidenza soprattutto la tendenza a trascurare il rischio di perdere i dati da un database Oracle: secondo il 79% delle organizzazioni intervistate, il rischio di perdere i propri dati è “nullo o remoto”. Questa percezione mette in pericolo la salvaguardia delle informazioni in quanto aumenta la tendenza a trascurare il rischio di perdere i dati da un database Oracle. Questa ricerca ha raccolto le opinioni di 733 professionisti IT sulla frequenza della perdita di dati da sistemi Oracle e sulle procedure per porvi rimedio.
Sei aziende su 10 hanno subito, almeno una volta, la perdita di dati dal proprio sistema Oracle® e il 18% degli intervistati l’ha sperimentata per più di 5 volte negli ultimi due anni. Questi sono i dati principali emersi dalla recente ricerca Oracle OpenWorld condotta da Kroll Ontrack, azienda leader nell’offerta di soluzioni e servizi di recupero dati, cancellazione sicura e computer forensics. Questa ricerca ha raccolto le opinioni di 733 professionisti IT sulla frequenza della perdita di dati da sistemi Oracle e sulle procedure per porvi rimedio. La perdita di dati può avvenire in qualsiasi realtà aziendale a causa della corruzione delle informazioni, dell’errore umano o di un problema hardware o software.
Tuttavia, il 79% delle organizzazioni ha dichiarato che in relazione alla possibilità di non essere in grado di recuperare i dati da un database Oracle perso il “rischio è nullo o remoto” e questa percezione, inevitabilmente, aumenta la tendenza a trascurare il rischio di perdere i dati da un database Oracle, da un log o da un backup corrotti; da Oracle ASM danneggiati; da cancellazioni accidentale dei database; da corruzione del file system e guasti al sistema RAID o ad altri dispositivi di storage. Inoltre, il 58% delle organizzazioni intervistate dichiara di dover impiegare più di un giorno lavorativo per poter recuperare i propri dati persi.
“Dai database contenenti informazioni critiche sui clienti fino ad arrivare agli ambienti virtualizzati, le soluzioni Oracle memorizzano dati aziendali di grande valore per il business”, dichiara Paolo Salin, Country Director di Kroll Ontrack Italia. “Considerando la loro diffusione tra le aziende più grandi al mondo, è fondamentale che il downtime sia ridotto minimo. Kroll Ontrack utilizza avanzate tecniche proprietarie e strumenti di recupero specifici per gli ambienti Oracle, progettati per recuperare i dati sia da piattaforme virtuali che da sistemi fisici”.
In particolare Kroll Ontrack possiede gli strumenti e l’esperienza per recuperare i dati da:
- Database Oracle: Kroll Ontrack detiene strumenti e tecniche progettati per recuperare i dati contenuti all’interno di file di database persi o danneggiati. Queste tecniche e strumenti sono indirizzati alla corruzione di database Oracle, di log o di backup; alla corruzione di Oracle ASM; alla cancellazione di database Oracle, di log e di backup; alla corruzione del file system e a guasti del sistema RAID o di altri sistemi di storage.
- Oracle Linux: Grazie ai tool di recupero e di riparazione dei dati per i file system di Linux inclusi EXT3, EXT4, XFS, Reiser, JFS e GFS, Kroll Ontrack ha capacità uniche per recuperare i dati da sistemi che utilizzano Oracle Linux. Queste soluzioni sono indicate in caso di corruzione del file system o dei dati, corruzione LVM, dati cancellati o parzialmente sovrascritti e guasti al sistema RAID o altri sistemi di storage.
- Oracle VM: Kroll Ontrack supporta formati di file tra cui VHD, VDI e VMDK, che possono essere utilizzati da Oracle VM e da Oracle VM VirtualBox e possiede soluzioni per affrontare la corruzione del file system nei sistemi guest e host, la cancellazione di snapshot e virtual machine, la corruzione interna ai virtual disk, i guasti al sistema RAID o ad altri sistemi di storage e la corruzione e la cancellazione di file contenuti nei dischi virtuali.
“Il nostro impegno nell’affrontare con successo qualsiasi tipo di scenario che riguarda la perdita di dati, causata prevalentemente da errore umano, è evidente nella continua attività di ricerca e sviluppo che portiamo avanti sulla tecnologia Oracle” continua Paolo Salin. “Come risultato, Kroll Ontrack ha recentemente affrontato con successo situazioni complesse di perdita dati da ambienti Oracle, compresi ambienti basati su SAN e su tutti i tipi di sistemi RAID, dati contenuti all’interno di database corrotti e il recupero dati da remoto da un server virtuale contenente un database Oracle”.
Grazie alle soluzioni Ontrack Data Recovery, Kroll Ontrack è la più grande azienda al mondo, con la maggiore esperienza e la tecnologia più avanzata, nella fornitura di servizi e prodotti di recupero dati. Utilizzando centinaia di strumenti e tecnologie proprietarie, Kroll Ontrack è in grado di assistere le aziende e gli utenti finali nel recupero dati persi o danneggiati da tutti i sistemi operativi, supporti e dispositivi di storage, attraverso soluzioni fai-da-te, da remoto e in camera bianca. Kroll Ontrack, infine, offre una consulenza iniziale gratuita per i clienti che hanno necessità di recuperare i dati persi.
Fonte: Text 100 - Valentina Grasso
Kaspersky Lab, il 34% dei malware Android sta rubando i nostri dati
La seconda metà del 2011 è stata un periodo di grande attività per i cyber criminali, che hanno cercato ogni giorno nuovi metodi per colpire i dispositivi mobile. Secondo una ricerca condotta per conto di Kaspersky Lab, la piattaforma Android è la più colpita dai malware prima di Java. Solo nel mese di settembre 2011, il numero di nuovi malware per i dispositivi Android è aumentato del 30%. Parallelamente a questo, esiste un altro trend legato al malware mobile: sempre più frequentemente applicazioni mobile dannose prendono di mira i dati personali degli utenti, mentre nell'ottobre 2011 la quota di applicazioni dannose per le piattaforme Android è salita al 34%. Questa tendenza è allarmante, soprattutto se si tiene conto che questi malware colpiscono prevalentemente le applicazioni di Android Market.
Un esempio di applicazione maligna diffusa su Android Market è Trojan-Spy.AndroidOS.Antammi.b, un programma ‘mascherato’ da semplice applicazione per scaricare le suonerie, che era presente su Android Market prima di essere rimosso proprio in seguito alla segnalazione di Kaspersky Lab. Il programma di ‘copertura’, progettato appositamente per trarre in inganno gli utenti, è stato realizzato in Russia ed è stato utilizzato per inviare messaggi di testo in cui si faceva riferimento ad un servizio a pagamento per ricevere la suoneria desiderata. Quest’attività è del tutto legale, ma in questo caso l’aspetto maligno è legato al pagamento online. Come il tradizionale malware “desktop” Antammi.b, anche questo era in grado di sottrarre dati quali contatti, testi, coordinate GPS e ogni tipologia di foto.
L’attività malevola si nasconde dietro ad una truffa messa in atto dal cyber criminale tramite l’invio di un messaggio di posta elettronica; i dati sottratti con questi mezzi vengono poi salvati su un server. L’interesse dei cyber criminali per la piattaforma Android non stupisce se si considera il market share, la flessibilità e il fatto che si tratta di una piattaforma aperta. Il risultato è un numero elevato di programmi malevoli basati su Android, pari al 46%, un dato destinato a crescere. Più preoccupante è il fatto che, oltre al furto di dati personali, risulta rischioso anche inviare SMS e fare chiamate a numeri a pagamento. Il malware mobile, infatti, colpisce anche i servizi bancari, nello specifico la password usa e getta e il codice di conferma che vengono inviati ai telefoni cellulari. L’analisi dettagliata di un programma maligno - chiamato Zeus-in-the-Mobile - si può scaricare qui dal sito Securelist.com.
McAfee: Night Dragon, cyber attacco alle infrastrutture energetiche
McAfee ha pubblicato il rapporto “Night Dragon”, che fa riferimento ad una serie di attacchi provenienti dalla Cina e perpetrati ai danni di una dozzina di multinazionali del settore petrolchimico, energetico e petrolifero. Tra queste sono state identificate 5 aziende con certezza, per le altre sono ancora in corso delle verifiche. I cracker hanno potuto aggirarsi indisturbati almeno per un paio d’anni nei database e nei server delle società coinvolte.
Obiettivo di questi attacchi è stato principalmente il furto di informazioni e dati sensibili dal punto di vista economico e finanziario, ottenuti grazie alla penetrazione sistematica di firewall e reti aziendali, i cui sistemi sono stati sondati con grande pazienza e costanza e quindi ‘bucati’, utilizzando dei ”kit” che si possono acquistare anche su Internet per poche centinaia di dollari.
In almeno un caso i sistemi utilizzati dai criminali informatici del drago notturno sono poi diventati essi stessi dei ”kit”. Alcuni attacchi sembrano risalire addirittura a quattro anni fa. Hanno perciò avuto tutto il tempo di impadronirsi di documenti finanziari relativi allo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio e dei relativi contratti e piani aziendali e hanno potuto accedere ad informazioni su processi industriali coperti da brevetto. “Si tratta di dati altamente sensibili, che avrebbero un’enorme valore finanziario per i concorrenti - spiega il vice presidente di McAfee Dimitri Alperovitch”.
Non è stato possibile risalire all’identità degli esecutori materiali delle intrusioni, ma gli esperti di McAfee hanno identificato il proprietario di una società con sede nella provincia cinese di Shandong, che fornisce un servizio di web hosting su server americani, sui quali, assicura “non viene tenuta alcuna traccia delle attività svolte”. È su questi server che è stato ospitato il trojan “zwShell” che è stato poi utilizzato dai cyber crminali come grimaldello per penetrare nelle infrastrutture delle multinazionali.
Per le intrusioni sono stati utilizzati due metodi principali: il phishing, con delle email contenenti link a siti infetti, visitando i quali veniva scaricato silenziosamente nel computer dei dipendenti delle società il virus, e l’attacco attraverso SQL injection ai server pubblici. Una volta dentro, gli attaccanti quindi caricano hacker tool liberamente disponibili sui server compromessi, al fine di ottenere visibilità nella rete interna.
“Un evento del genere - afferma Alperovitch - la dice lunga sulla sicurezza delle nostre infrastrutture critiche. Quelli rilevati non erano attacchi sofisticati, ma sono stati comunque in grado di raggiungere degli obiettivi”. Ancora una volta, dopo gli attacchi a Google dello scorso anno, la minaccia proviene dalla Cina e anche in questa occasione non è possibile stabilire se si tratti di azioni sponsorizzate dal governo cinese oppure dell'opera di criminali isolati, nè si conoscono gli eventuali danni prodotti dall’attacco informatico.
Secunia: secondo l’ultimo report, il sistema Apple è il più vulnerabile
Secondo quando dichiara Secunia (azienda che crea report sulla sicurezza) Apple ha superato Oracle e diventa l’azienda informatica con più vulnerabilità software, mentre Microsoft e in terza posizione. Da quando emerge dal report di Secunia l’ambiente software Apple è potenzialmente il più vulnerabile del mercato, il problema non è però Mac OS X, ma software come QuickTime, iTunes e Safari. Secondo il semestrale rapporto pubblicato da Secunia i software con il maggior numero di vulnerabilità sono quelli di Apple.
Secunia dichiara che nella prima metà del 2010 Apple ha collezionato più falle di tutte le altre società, e ha superato anche Oracle che ora detiene il secondo posto. Questo non vuol dire che il software Apple è insicuro, il rapporto tiene conto solo di quanti bug sono stati scoperti. Sempre secondo Secunia da giugno 2009 a giugno 2010, sono state scoperte su Safari 96 vulnerabilità e problemi di configurazione potenzialmente dannosi (Common Vulnerabilities and Exposures, o CVEs).
Mentre le falle trovate su iTunes di Apple sono state 48. Da segnalare che Mozilla grazie al suo sistema di aggiornamento automatico è all’ultimo posto (il più importante). Nel primo semestre del 2010 Apple ha superato Oracle (a cui vengono conteggiate anche le vulnerabilità Sun) che si è assestata al secondo posto. Mantiene salda la terza posizione Microsoft seguita a ruota da HP, Adobe e IBM.
La classifica include anche altri grandi nomi come Google (nono posto), VMware (settima posizione) e Cisco (”soltanto” ottava). Fanalino di coda Mozilla che rispetto al 2009 scende addirittura di quattro posizioni (giusto per capirci: ha migliorato alla grande). Ma c'è un dato ulteriore ad incoraggiare i tecnici di Redmond. Secondo quanto indicato da Secunia, infatti, «un tipico utente con 50 programmi installati ha 3.5 volte più vulnerabilità nei 24 programmi aggiuntivi di terze parti che non nei 26 programmi installati da Microsoft. Ci si attende che questo parametro cresca a 4.4 nel 2010».
Allarme sicurezza: cresce il furto di dati e lo spam
Secondo le analisi condotte da G Data, la percentuale di spyware sul totale del malware è cresciuta del 50% negli ultimi sei mesi. L’obbiettivo dei criminali online è il furto di dati (carte di credito o per l’online banking) per poi sfruttarli per i loro fini criminosi. Gli utenti di sistemi operativi Windows risultano i più colpiti dal momento che ben il 99,4 % di tutto il malware per computer è diretto contro di loro. Lo 0,4% sono attacchi via web, mentre il restante 0,2% riguarda altri sistemi operativi.
I software spyware sono estremamente dannosi dal momento che possono inviare i file, i dati di accesso eccetera, dal Pc dell’utente a quello dei criminali, senza che l’utente se ne accorga. Nascosto dietro allo spyware c’è un network di ladri di dati con intenzioni illegali nell’economia underground. Dopo che l’infezione di un Pc è andata a buon fine grazie a un Trojan, avviene il trasferimento dei dati rubati senza che l’utente se ne possa accorgere.
I criminali prendono di mira dati che poi possono essere utilizzati per guadagnare denaro. La vendita attraverso speciali negozi underground può, infatti, portare grandi profitti. Il prezzo dei dati rubati varia secondo la loro qualità e completezza. I dati rubati e venduti vengono poi utilizzati per altre attività: i criminali, ad esempio, possono acquistare beni in vari negozi fino a quando non viene raggiunto il limite di spesa della carta di credito i cui dati sono stati rubati.
Gli utenti Internet possono proteggersi contro tipo di pericoli utilizzando software per la sicurezza e facendo un uso attento e consapevole di Internet. Gli Stati Uniti consolidano il loro poco invidiabile primato, ma cresce sensibilmente il quantitativo di junk mail nel Vecchio Continente, con il Regno Unito a guidare la “crescita” e l’Italia all’ottavo posto. Le junk mail costituiscono il 97% dei messaggi ricevuti complessivamente dai business server, il che implica non solo un intasamento dei network aziendali ma anche una notevole perdita di tempo e quindi di produttività.
Utilizzato prevalentemente per pubblicizzare beni illeciti o contraffatti, come prodotti farmaceutici illegali, orologi di lusso falsi e finti diplomi, lo spam proviene quasi totalmente dai cosiddetti computer zombie, ossia computer infettati tramite malware e controllati dagli cracker: è sufficiente cliccare su uno dei link solitamente inclusi nei messaggi spazzatura per consegnare inconsapevolmente il proprio computer nelle mani dei cybercriminali. Come consiglia Sophos, per scongiurare tale pericolo è necessario prestare la massima attenzione ai messaggi con mittente sconosciuto, evitando di cliccare su link e allegati sospetti, e adottare le più aggiornate soluzioni contro virus, malware e spam.
Fonte: Espresso.it
La pirateria software cresce in Italia
Nel 2009 cresce dell'1% la pirateria dei software in Italia: dal 48 al 49%, per un valore commerciale di oltre 1.209 milioni di euro. E' quanto emerge da uno studio reso noto dalla Business sofware alliance. A livello mondiale si e' ridotta in 54 mercati ed e' cresciuta solo in 19, ma il tasso globale e' passato dal 41 al 43%. Pesa anche il maggior peso che rivestono sul mercato Paesi ad elevatissimo tasso di sviluppo ma anche di illegalita' diffusa come Cina, India e Brasile. Il valore commerciale del software pirata nel 2009 è stato calcolato in tutto in 51,4 miliardi di dollari. "Ogni 100 videogiochi scaricati illegalmente nel mondo, 20 sono 'rubati' da utenti italiani". Lo rivela il segretario generale della Aesvi. "Dalle nostre ricerche - dice Thalita Malago' - si evince che 3 quarti di utenti europei che scaricano illegalmente dal web sanno che questo downloading e'un illecito. Sarebbero anche disposti a pagare se fossero a conoscenza che il reato e' perseguibile. Il problema e'che in Italia non solo non e' perseguito ma non e' ritenuto neanche socialmente deprecabile". Nonostante questo, il calo in 54 paesi e la crescita contenuta della pirateria negli altri, se si considera che si trattava di un anno difficile per l'economia mondiale per cui si attendeva un maggior ricorso a fenomeni di free riding, hanno permesso agli osservatori di accogliere il dato non come una completa sconfitta della lotta alla pirateria.
Fonte: Ansa/Punto Informatico
Fonte: Ansa/Punto Informatico
Rapporto IC3 sulla sicurezza informatica Usa
Negli ultimi anni le vittime delle truffe su internet sono aumentate in modo esponenziale negli Stati uniti. Secondo l'ultimo rapporto annuale dell'Fbi sul 2009, l'importo complessivo del denaro rubato online ammonta a 560 milioni di dollari e cioè più del doppio dell'anno precedente. I "truffati" sono in massima parte uomini, il triplo delle donne. I numeri sono riportati nel rapporto annuale di Internet Crime Complaint Center (IC3, task-force che include anche l'FBI). Le denunce da parte degli utenti sono aumentate in modo sostanziale nel 2009: in totale l'Internet Crime Complaint Center (la società che raccoglie le denunce) ne ha ricevute 336.665, un incremento del 22,3% rispetto al 2008. "I dati contenuti in questo rapporto indicano che i criminali continuano a trarre vantaggio dall'anonimità offerta da internet e sviluppano metodi sempre piu sofisticati per truffare i consumatori", si legge nella presentazione del rapporto di 26 pagine. Le categorie più rappresentante includono la mistificazione della vera identità dei truffatori spacciatisi per agenti della stessa Fbi (16 su 100), la mancata consegna di merci acquistate in rete (11,9 %), le tristemente note truffe alla nigeriana (9,8 %), furto di identità e truffe legate al sovrapagamento. Il valore medio delle truffe e di 575 dollari. I truffati per eccellenza sono le persone di età compresa tra i 40 e i 49 anni (700 dollari in media); al secondo posto della lista: gli uomini (650 dollari in media).
Fonte: Adnkronos
Fonte: Adnkronos
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