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Card sharing, operazione Web pirates della GdF: smantellata banda


Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Trento, in collaborazione con diversi Reparti del Corpo, hanno dato corso a 92 provvedimenti di perquisizione e sequestro in Trentino Alto Adige, Lazio, Abruzzo, Veneto e Calabria. Con il supporto, in particolare, del Comando Provinciale di Roma ed il contributo altamente specialistico del Nucleo GAT di Roma nonché di tecnici della Digital Content Protection, il Gico della Guardia di Finanza di Trento ha eseguito una vasta attività di polizia giudiziaria a carico dei membri di un'associazione a delinquere radicata su più ambiti regionali e dedita al particolare fenomeno illegale del "card sharing".

Polizia Postale: attenzione alle false proposte di lavoro offerte online


La Polizia Postale invita i cittadini a diffidare dalle proposte lavorative che promettono facili guadagni o che provengono via email da società estere sconosciute prive di specifici riferimenti. Nell’ottica dell’attività finalizzata alla prevenzione dei reati commessi a mezzo internet, la Polizia di Stato ritiene opportuno rendere edotti gli utenti del Web sul modus operandi intrattenuto dai cyber-criminali in alcuni episodi fraudolenti. Nel caso specifico, la Polizia Postale e delle Comunicazioni per il Molise vuole mettere in guardia i cittadini sulle proposte di “lavoro da casa” che alcune sedicenti aziende offrono agli utenti della rete per arrotondare lo stipendio che, in tempo di crisi, spesso non basta.

Sequestrato sito Web dedicato alla vendita di prodotti Gucci contraffatti


I finanzieri della Compagnia Guardia di Finanza di Frosinone hanno sottoposto a sequestro un sito web che riproduceva in toto le caratteristiche del noto negozio online della prestigiosa casa "GUCCI". A seguito di approfondimenti investigativi tesi a tutelare i marchi di impresa le fiamme gialle hanno individuato le coordinate informatiche del sito che riportava il marchio "GUCCI" e che si presentava come negozio online Outlet, nel quale era possibile acquistare prodotti della nota casa a prezzi ridotti fino al 70% rispetto al prezzo ufficiale. 

Tutti gli articoli pubblicizzati facevano riferimento sia come nome che come caratteristiche fotografiche a prodotti presenti sul sito ufficiale di "GUCCI". Detti articoli, venivano proposti come prodotti ufficiali del noto marchio inducendo in errore gli ignari clienti, fuorviati dall'allestimento del sito che riproduceva appieno quello del sito ufficiale GUCCI e dalla dicitura "Outlet GUCCI sito ufficiale". 

In collaborazione con l'ufficio legale della casa GUCCI sono stati sottoposti a perizia gli articoli presenti sul sito in parola, rilevando che gli stessi, seppur di ottima fattura e riproducenti in modo identico quelli originali, erano in realtà contraffatti e si distinguevano da quest'ultimi solo per una discrasia nel numero seriale che la GUCCI utilizza per la tracciabilità e l'identificazione dei prodotti ufficiali prima della loro immissione nei circuiti di vendita. 

In particolare, gli articoli esaminati, recavano al loro interno un numero identificativo sconosciuto all'azienda e, soprattutto, composto da undici caratteri anziché dodici come per quelli originali. Le fiamme gialle a seguito di tali perizie tecniche, procedevano all'individuazione del server di provenienza dell'indirizzo IP identificato, che si rivelava essere ubicato in Paesi al di fuori dell'UE. I finanzieri hanno altresì individuato l'identità del proprietario del citato dominio che si è rivelato essere un cittadino di origine asiatica. Il sito stesso era infatti gestito direttamente dalla Cina. 

Le suddette risultanze, venivano immediatamente partecipate alla locale Autorità Giudiziaria la quale, condividendo l'operato dei militari e ritenendo che la permanenza dell'operatività di detto sito web sulla rete internet avrebbe potuto agevolare, aggravare o protrarre le conseguenze del reato di contraffazione anche in danno alla fede pubblica, al fine di evitare la commissione di ulteriori reati quali frode in commercio e truffa per via telematica, disponeva il sequestro preventivo del dominio www.gucciuomo.net.


Frodi telefoniche a Telecom, Vodafone e H3G: indagati 40 dipendenti


Militari del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, insieme ai finanzieri dei Comandi Provinciali di Caserta, Milano e Alessandria, coordinati dalla DDA della Procura della Repubblica di Napoli, hanno smantellato un'organizzazione criminale dedita all'abusiva intromissione nel sistema informatico e telematico di alcuni dei principali operatori telefonici, quali Telecom, Vodafone e H3G

In particolare, - spiega in una nota la Guardia di Finanza - sono state eseguite su tutto il territorio nazionale circa 40 perquisizioni domiciliari e presso le postazioni di lavoro dei suddetti gestori di telefonia fissa e mobile - da considerarsi le parti lese dell'attività criminosa - nei riguardi di altrettanti soggetti indagati, dipendenti delle stesse società.

Le indagini hanno permesso di delineare il seguente modus operandi illecito: utilizzo/acquisizione fraudolenta delle credenziali di accesso (username e password) riservate agli operatori di Call Center (per mezzo di keylogger e programmi atti al controllo remoto di postazioni informatiche); attivazione di promozioni non autorizzate su utenze di telefonia mobile dei rispettivi operatori, accese in favore di nominativi di fantasia e/o la cui identita' e' risultata utilizzata abusivamente. 

E' inoltre stata accertata la 'monetizzazione', pressoche' immediata, del traffico telefonico cosi' illecitamente ottenuto: per diretta vendita 'scontata' del credito stesso, caricato su schede destinate alla consumazione in servizi telefonici ordinari; per riversamento e spendita verso numerazioni a valore aggiunto di societa' compiacenti, per fatturazione a debito degli importi contrattualmente maturati a seguito dei servizi a maggiorazione erogati. 

Le condotte contestate vanno dall'associazione per delinquere, all'abusiva introduzione nel sistema telematico dei diversi gestori di telefonia coinvolti, alla truffa informatica ai danni dei gestori. Il tutto per un danno economico ingente, stimato in decine di milioni di euro. Si segnala che all'attività d'indagine hanno prestato proficua collaborazione gli organi di sicurezza aziendale dei citati operatori telefonici.


Gdf, colonnello Rapetto si dimette dal Gat e sbarca sui social network


Il colonnello Umberto Rapetto, da lungo tempo comandante del nucleo antifrodi telematiche della Guardia di Finanza (GAT), lo scorso 29 maggio si è dimesso dalle Fiamme Gialle. Lo ha annunciato lo stesso ufficiale su Twitter. "Chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno dato fiducia - ha scritto - ma qualche minuto fa sono stato costretto a dare le dimissioni dalla GdF". Il colonnello è stato di recente trasferito allo IASD, l'Istituto Alti Studi della Difesa, nell'ambito di ''un normale avvicendamento'', si è appreso da fonti della Gdf. Il suo passaggio al nuovo incarico è stato oggetto di alcune interrogazioni parlamentari nelle quali si è parlato di ''rimozione'' dell'ufficiale.

Nel 2001 Rapetto ha diretto le indagini che hanno portato alla condanna in via definitiva dei cracker protagonisti di attacchi sul web a danno del Pentagono e della Nasa, nonché quelle delegate dalla Corte dei Conti sullo scandalo delle slot machine non collegate in rete all'Anagrafe Tributaria. Quest'ultima inchiesta ha portato alla condanna dei vertici dei Monopoli di Stato e delle società concessionarie al pagamento di 2 miliardi e mezzo di euro.  Alcuni parlamentari dicono che Rapetto "avesse ricevuto caldi inviti ad andare piano con le sue indagini, inviti che il colonnello ha del tutto ignorato contribuendo a scoperchiare un giro di malaffare i cui sviluppi sono ancora in corso".


Ad una delle interrogazioni parlamentari risponde il sottosegretario alle Infrastrutture Guido Improta riferendo le motivazioni addotte dal Comando generale delle Fiamme Gialle. I vertici del corpo sottolineano che le operazioni del Nucleo "hanno frequentemente attirato l'attenzione dell'opinione pubblica da un punto di vista mediatico". Argomentano che si punta ad evitare "eccessive personalizzazioni soggettive in capo ad una medesima realtà operativa". E a proposito di un ipotetico calo funzionale del Nucleo, il viceministro Grilli ha risposto che "non si ravvedono le preoccupazioni dell'interrogante per un temuto calo funzionale del predetto Nucleo, anche in relazione ad importanti indagini in corso.

Piuttosto, l'innesto delle nuove unita' nella struttura gia' diretta dal Colonello Rapetto risponde ad una specifica strategia di rafforzamento del Nucleo Speciale Frodi Telematiche". Nel suo profilo Facebook, dove riceve tante attestazioni di solidarietà, così risponde a chi gli ricorda che, con la sua professionalità, dopo le dimissioni dalla Gdf potrà diventare ricco: "Grazie, ma mi accontentavo di rimanere povero al Gat piuttosto che esser rimosso e spedito a frequentare un corso al Centro alti studi Difesa dove insegno da oltre 15 anni ... e grazie a tutti per la solidarietà: il momento è difficile e indesiderato...". Rientra tutto nell’ambito di un normale avvicendamento assicurano i vertici delle Fiamme Gialle.

Telecom Italia: milioni sim card a persone inesistenti e usate per crimini


Sono nell'ordine di milioni le schede sim vendute da Telecom soprattutto attraverso l'ex canale etnico (poi chiuso, ndr) per la maggior parte a persone inesistenti che sarebbero poi state usate, in parte, anche per la commissione di reati, soprattutto informatici. Le schede usate, infatti, erano intercettabili ma rendevano quasi impossibile l'identificazione. E' quanto emerge negli ambienti giudiziari dopo che i carabinieri, ieri mattina, hanno notificato nella sede milanese di Telecom l'avviso di conclusione delle indagini a 99 indagati oltre alla società, che risponde in base alla legge 231 sui reati commessi dai propri dipendenti.

I fatti contestati, precisano gli inquirenti, vanno dal marzo 2007 al marzo 2008 periodo nel quale, secondo l'accusa, Telecom avrebbe avuto un vantaggio di circa 227 milioni di euro. Dei 99 indagati tre sono manager apicali del gruppo e 11 dipendenti. Tutti gli altri sono per lo più dealer Telecom. Tutti, secondo l'accusa, avrebbero avuto incentivi dalla vendita di milioni di sim card registrate in questi termini. Gli indagati all'interno del gruppo sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di documenti di identità e schede sim e falsi documentali anche in relazione al trattamento dei dati legati alla privacy.

I dealer, invece, rispondono solo dei reati fine, cioè la ricettazione e il falso. L'indagine non è nuova. I primi accertamenti sono stati svolti dai carabinieri di Busto Arsizio nel 2009. La prima perquisizione, nell'ambito di questa indagine, negli uffici di Telecom risale al marzo 2009 quando venne smantellato il canale etnico del gruppo. Telecom è "parte lesa, si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli imputati". Lo sottolinea il gruppo in una nota in cui ricorda di aver presentato già nel 2008 "in qualità di parte offesa, due atti di denuncia-querela e sin dalla fase di avvio delle indagini di aver provveduto a sospendere i 14 dipendenti (nessuno dei quali dirigente) che risultavano all'epoca coinvolti e che risultano oggetto dell'attuale procedimento giudiziario".

Via: Adnkronos

Violavano i codici Mediaset, Sky e Nagravision: 39 persone indagate


Trentanove persone sono indagate per truffa informatica e violazione della normativa del diritto d'autore, a seguito di un'operazione di contrasto alla pirateria informatica ai danni soprattutto di Mediaset e Sky e Nagravision, fornitore dei sistemi di sicurezza Mediaset, eseguita dalla Polizia delle Comunicazioni. Gli indagati, 28 residenti nel Lazio, 7 in Sicilia, 3 in Piemonte, 1 in Emilia Romagna, sono tutti professionisti, titolari di esercizi commerciali ed aziende, operatori del settore. 

Il sistema di accesso condizionato e' stato negli ultimi tempi oggetto di violazioni attraverso una procedura (denominata comunemente card-sharing) che consente la condivisione illecita tra piu' soggetti del segnale legittimamente destinato ad un solo utente che paga il vero corrispettivo al distributore. In particolare, gli indagati avrebbero dunque utilizzato strumentazioni idonee e software, violando i sistemi di decodifica dei prodotti televisivi delle tv a pagamento fra le quali appunto Sky e Mediaset, distribuendo poi attraverso internet, i codici di accesso per la visione abusiva agli utenti della rete interessati al servizio che a loro volta, pagavano cifre piu'basse rispetto al canone legittimo ma direttamente ai truffatori. 

Esistono in Rete numerosi siti che pubblicizzano infatti la fornitura a pagamento di servizi di card-sharing, rendendo abusivamente fruibili ai propri clienti contenuti audiovisivi ad accesso limitato. In particolare, i gestori di questi spazi web offrono veri e propri pacchetti di "abbonamento parallelo" ai segnali televisivi a pagamento, commercializzando software appositamente configurati per ricevere dal server "pirata" le chiavi di decriptazione. In alcuni casi, in alternativa al solo software, vengono venduti decoder gia' configurati per consentire la visione dei programmi ad accesso condizionato (in particolare eventi sportivi, reality show, cinema in HD) per un periodo temporale predefinito e variabile. 

Le perquisizioni della Polizia hanno consentito di sequestrare materiale informatico e cartaceo, che ha fornito importanti riscontri alle ipotesi di reato consentendo di ricostruire i tasselli di un sistema piramidale con ramificazioni internazionali, in particolare in Svizzera e Germania. L'indagine si colloca come la prima risposta delle forze dell'ordine ad un fenomeno delittuoso ancora in fase di evoluzione, e come segnale di allerta per la collettivita'.

Fonte: AGI

CleanThis, nuova truffa ransomware attraverso falso software antivirus


Il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture critiche del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni (CNAIPIC) ha scoperto l'esistenza di una nuova versione del trojan ransomware, purtroppo noto a molti utenti della rete per averli colpiti gia' dal 2006 con le precedenti versioni. "Dammi tutti i tuoi soldi o il tuo computer diventa mio", è la proposizione di base.

899: truffa ad operatore telefonico, informatico denunciato a Catania


Il Compartimento Polizia postale e delle Comunicazioni di Catania, su delega della procura distrettuale, ha denunciato in stato di liberta’ un catanese di 28 anni per truffa e uso di falsi documenti di riconoscimento. Su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Sturiale, gli uomini della Postale hanno effettuato perquisizioni e sequestrato numerosi telefoni cellulari e schede telefoniche utilizzate per la truffa. 

Il giovane, studente di ingegneria informatica, gia’ noto per analoghi raggiri, ha incassato oltre 350 mila euro sfruttando dei buchi nel sistema informatico di addebito di una societa’ di telefonia mobile. Per effettuare la truffa dapprima, alcune societa’ riconducibili all’indagato attivavano numerose utenze a valore aggiunto, quelle con prefisso 899, i cui servizi (in generale linee erotiche) consentivano di guadagnare gia’ 15 euro alla risposta. 

Successivamente, venivano attivate, utilizzando anche false identita’, numerose utenze cellulari prepagate da una societa’ di telefonia mobile che, per un iniziale difetto del sistema poi corretto, non riconoscevano l’immediato addebito al cliente dei costi per numeri a tariffazione aggiunta, consentendo comunque all’utente di effettuare i primi minuti di chiamata al servizio 899. 

In tal modo, l’indagato ha effettuato, tramite le schede sim in suo possesso, in meno di 24 ore, oltre 21 mila telefonate agli 899 intestate alle sue societa’ che a loro volta hanno permesso di fatturare e incassare la consistente somma dall’operatore di telefonia proprietario delle linee 899. 

Gli uomini della Polizia postale e delle Comunicazioni, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Sturiale, hanno effettuato perquisizioni e sequestrato numerosi telefoni cellulari e schede telefoniche utilizzate per la truffa. I codici 899 non sono altro che numerazioni a valore aggiunto con i quali è possibile far pagare un servizio che viene messo a disposizione.

Fonte: AGI

Truffa telematica su conti correnti

Una vasta operazione della polizia postale di Perugia è stata svolta per l'esecuzione di 17 ordini di arresto tra Romania e le province di Milano, Padova, Novara. L'accusa e' associazione per delinquere finalizzata al reato di phishing. Le persone colpite dal provvedimento si sarebbero impossessate di centinaia di password per l'accesso tramite Internet a conti correnti per poi prosciugarli. Centinaia le persone truffate con un danno che dalle prime stime sfiora il milione di euro. Nelle finte mail, migliaia quelle inviate, veniva indicato un link che metteva in collegamento con siti attraverso i quali venivano carpite le password dei clienti. In pratica i fautori della truffa hanno inviato a caso centinaia di migliaia di email in cui veniva chiesto l'inserimento dei dati identificativi (Codice e PIN) del titolare del conto corrente. I link contenuti nelle email inviavano i mal capitati ad una copia esatta del sito di una banca, ma nel momento in cui gli utenti inserivano i propri dati bancari, questi venivano utilizzati per ordinare dei bonifici a favore di chi ha attivato la frode.
Via: Ansa