Visualizzazione post con etichetta Antitrust. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antitrust. Mostra tutti i post

Antitrust: multe a Vodafone, Tim e Wind su tariffe 28 gg da 1,9 mln


L’Antitrust ha irrogato a Vodafone sanzioni per un totale di 1.000.000 euro per aver adottato pratiche commerciali scorrette nell’ambito di due manovre di riduzione da 30 a 28 giorni del periodo di rinnovo delle offerte di telefonia mobile e fissa. Le pratiche, informa una nota, sono state poste in essere nei confronti di specifici target di utenti: da un lato, i sottoscrittori di offerte di telefonia mobile voce e/o dati in abbonamento abbinate alla vendita a rate di prodotti ; dall’altro, i clienti di opzioni per la telefonia fissa rispetto alle quali è prevista una facilitazione sul costo di attivazione nonché di offerte Dual Pay per le quali è previsto un corrispettivo in caso di recesso anticipato.

Forniture non richieste: sanzioni per 6 mln a 7 imprese di luce e gas


Multe per oltre 6 milioni di euro complessivi dall’Antitrust a sette imprese di luce e gas per l'attivazione di forniture non richieste. E’ quanto ha annunciato la stessa Agcm dopo che nel corso del mese di novembre, ha chiuso sette procedimenti sulle modalità di offerta e conclusione dei contratti a distanza di energia elettrica e gas naturale nel mercato libero, ovvero quelli raccolti attraverso la rete degli agenti porta-a-porta e attraverso il canale telefonico (il cosiddetto teleselling). Le imprese interessate sono: Enel Energia, Eni, Acea Energia, Hera Comm, GdF Suez Energie, Green Network e Beetwin. Nel complesso, sono state irrogate sanzioni per oltre sei milioni di euro.

Google respinge le accuse dell'antitrust Ue: infondate e non corrette


Google risponde alle accuse della Commissione Ue sul servizio Google Shopping che sono oggetto di un'indagine dallo scorso aprile. Secondo l'azienda di Mountain View, le accuse del commissario alla concorrenza Ue Margrethe Vestager non tengono neanche in considerazione l'ascesa di gruppi come il sito di e-commerce Amazon e quello delle aste online eBay. Google definisce "infondati e non corretti" i rilievi e le accuse dell'Antitrust Ue secondo cui la società Usa avrebbe abusato del suo potere dominante in Europa. Lo spiega sul suo blog il general counsel di Google, Kent Walker, secondo il quale "migliorare la qualità non è anticoncorrenziale".

Tlc: Wind e 3 Italia insieme, nasce il terzo gruppo telefonico italiano


Via libera alla joint venture paritetica, la più importante per fusioni e acquisizioni in Italia dal 2007, che darà vita al terzo gruppo telefonico italiano. Le attività integrate di 3 Italia S.p.A. (H3G) e Wind Telecomunicazioni S.p.A. (WIND) avranno oltre 31 milioni di clienti mobili e la forza e la dimensione per guidare la competizione nel quarto mercato TLC più grande d’Europa. CK Hutchison Holdings Limited (“CK Hutchison”), società di controllo dell’operatore mobile italiano 3 Italia, e VimpelCom Ltd. (“VimpelCom”), società di controllo di WIND, hanno raggiunto un accordo per una joint venture paritetica per la gestione delle loro attività di TLC in Italia.

Finanza, false griffe vendute online: oscurati 410 siti di e-commerce


Le Fiamme Gialle hanno sequestrato, nel corso dell'operazione denominata "Stop falso on line", centinaia siti di e-commerce che vendevano prodotti falsi di noti marchi internazionali. Prosegue l'azione di contrasto agli illeciti economico-finanziari sul web da parte del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza, che ha sequestrato/oscurato ben 410 siti dediti alla vendita di prodotti contraffatti ai danni dei più importanti "marchi" internazionali, sulla base di appositi decreti di sequestro preventivo emessi dall'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale, sulla base di una richiesta formulata dalla Procura della Repubblica di Roma.

Unione Europea apre doppia indagine su Google Shopping e Android


La Commissione europea ha inviato a Google una comunicazione degli addebiti riguardante un presunto abuso di posizione dominante da parte dell'azienda sui mercati dei servizi generali di ricerca online nello Spazio economico europeo (SEE). Google favorirebbe sistematicamente il proprio prodotto per gli acquisti comparativi nelle sue pagine generali che mostrano i risultati delle ricerche. In via preliminare la Commissione ritiene che tale comportamento violi le norme antitrust dell'Unione Europea limitando la concorrenza e danneggiando i consumatori. L'invio della comunicazione degli addebiti non incide sull'esito dell'indagine.

Antitrust: multa da 550.000 euro a Ryanair, società ricorre in appello


L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione di oltre mezzo milione alla compagnia aerea a causa dei sovrapprezzi per le chiamate al centralino informazioni. E dopo l'ennesima sanzione da parte dell'Antitrust, la compagnia irlandese annuncia battaglia. Sanzione amministrativa per complessivi 550.000 euro a Ryanair, la compagnia aerea irlandese di voli low cost, per pratiche commerciali scorrette. Sotto accusa, in particolare - spiega una nota dell'Agcm -, le modalità di assistenza fornite ai passeggeri attraverso un servizio di call center raggiungibile esclusivamente tramite numerazioni a sovrapprezzo.

Antitrust: 500mila euro di multa a TripAdvisor, ma è pronto il ricorso


Maxi multa dell'Antitrust a TripAdvisor, il sito con oltre 300 milioni di visitatori unici al mese e 170 milioni di recensioni di oltre 4 milioni di alloggi, attrazioni e ristoranti. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, su segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, di Federalberghi e di alcuni consumatori, ha accertato la scorrettezza della pratica commerciale realizzata, a partire da settembre 2011 e tuttora in corso, da TripAdvisor LLC (società di diritto statunitense che gestisce il sito www.tripadvisor.it) e da TripAdvisor Italy S.r.l., irrogando in solido ai due operatori una sanzione amministrativa di 500 mila euro.

Tlc: Antitrust indaga su servizi sms a pagamento di Tim e Vodafone


Prima offerti gratis dalle due compagnie, ora sono a pagamento. Per il roaming che scende, un servizio che sale. Dopo le polemiche da parte dei consumatori, ora arriva anche l'Antitrust. Nel mirino dell'Agcom le modifiche introdotte da Tim e Vodafone per i servizi informativi di chiamata. L'Authority ha avviato una verifica per assicurare che l'introduzione di un pagamento per i servizi informativi di chiamata "LoSai" e "ChiamaOra" di Tim e "Chiamami" e "Recall" di Vodafone, adesso a pagamento, avvenga senza arrecare pregiudizio agli utenti.

Wind in down, società si scusa ma pronta maxi richiesta risarcimenti


Venerdì nero per Wind. Blackout in tutta la Penisola per la rete telefonica di Wind Infostrada, fuori uso anche la posta elettronica di Libero. Alla rete mobile dell'operatore sono abbonati 22,3 milioni di clienti, pari a circa il 25% del mercato. Ripristinato il servizio dopo un venerdì nero, l'azienda chiede scusa: Oggi è stata una brutta giornata. Per tutti voi che ogni giorno affidate le vostre comunicazioni a Wind, e per tutti noi che in questa azienda mettiamo ogni giorno passione, impegno ed orgoglio per darvi sempre il meglio. Un'anomalia sulla nostra rete, un evento eccezionale, vi ha coinvolto per alcune ore". 

"Ci dispiace molto, ma ci teniamo a ribadire che abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per ripristinare i servizi nel più breve tempo possibile. Continueremo a lavorare per voi con ancora maggiore determinazione". La società telefonica, dopo le prime rassicurazioni generiche, è costretta a parlare di "anomalia eccezionale". I disagi causati agli utenti fino al pomeriggio sono stati tali da giustificare anche un intervento in sede istituzionale. Il Pd con Lorenza Bonaccorsi ha chiesto l'intervento dell'Antitrust per avere "spiegazioni per il pesante blackout che ha colpito la rete internet e della telefonia fissa e mobile".

La giornata di ieri, scandita anche su twitter da una raffica di denunce e commenti amari raccolti sotto l'hashtag #Windown, può essere sintetizzata attraverso la progressiva presa di coscienza della portata del problema da parte della compagnia telefonica. "Riscontriamo difficoltà di accesso ad Internet da fisso e da mobile. Stiamo lavorando per risolvere il problema. Ci scusiamo per il disagio". Con queste parole, l'azienda di telefonia comunicava il crash della sua rete internet mobile.

Di fronte alle prime rimostranze dei clienti, un portavoce interpellato dall'Adnkronos puntava a minimizzare: "Stiamo facendo verifiche ma per il momento possiamo dire di avere registrato anomalie nelle trasmissione dati che sono in via di soluzione e qualche disservizio sulla rete mobile". Pochi minuti più tardi, una nota più circostanziata. "Abbiamo ancora difficoltà generalizzate sulla rete: i nostri tecnici sono a lavoro. Comprendiamo e ci scusiamo per il grosso disagio". Poi un'ulteriore precisazione, in agenzia. 

"Stiamo facendo verifiche ma per il momento possiamo dire di avere registrato anomalie nelle trasmissione dati che sono in via di soluzione e qualche disservizio sulla rete mobile". Immediata la reazione delle associazioni dei consumatori, pronte a promuovere azioni per risarcire i clienti. Sono stati "pesantissimi" i disagi per gli utenti a causa del "black out" che ha colpito la rete di telefonia Wind-Infostrada, afferma il Codacons che sottolinea di avere ricevuto "segnalazioni dei cittadini da tutta Italia. Chi lavora con la mail di Libero ha subito ripercussioni non indifferenti, a causa dell'impossibilità di utilizzare la posta elettronica".

L'azienda, chiede l'associazione, "deve subito predisporre indennizzi automatici in favore di tutti i propri clienti", ferma restando "la possibilità, per chi ha subito danni maggiori, di rivalersi in tribunale sulla compagnia telefonica. Se non verranno accolte le nostre richieste, sarà inevitabile un'azione collettiva contro Wind Infostrada alla quale potranno aderire tutti gli abbonati della società e tutti gli utenti della mail Libero". Sulla stessa posizione anche Altroconsumo, che non esclude la class action.

"Ci sono giunte molte richieste di assistenza da parte di utenti rimasti senza linea a causa del black out che ha colpito la rete Wind, sia sul fisso sia sul mobile - segnala l'associazione - Si tratta di un evento gravissimo, con impatto notevole su moltissimi consumatori, se consideriamo la numerosità dei clienti Wind. La compagnia non ha fornito informazioni sulla causa che ha scatenato il disservizio di massa" ed è questo che l’associazione chiede di approfondire. "In ogni caso ci riserviamo di agire a tutela degli utenti per ottenere un adeguato risarcimento per il disagio subito. Senza escludere alcuna via, compresa una class action". 

Antitrust: multa da 180 mln a Roche e Novartis, annunciato il ricorso


L'Antitrust ha sanzionato due grosse case farmaceutiche, Roche e Novartis, per un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista, Avastin e Lucentis. I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti. 

Per il Sistema Sanitario Nazionale l’intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno. A Novartis e Roche sono state imposte sanzioni rispettivamente di 92 e 90,5 milioni di euro. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 27 febbraio 2014, ha deliberato che i gruppi Roche e Novartis hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, contraria al diritto antitrust comunitario, nel mercato dei farmaci per la cura di gravi patologie vascolari della vista, sanzionando i due gruppi con oltre 180 milioni di euro. 

Tra le malattie interessate dall’istruttoria spicca la degenerazione maculare senile, prima causa di cecità nei paesi industrializzati e di cui solo in Italia sono a rischio un milione di persone. Secondo l’Antitrust l’intesa ha avuto quale possibile conseguenza, tra l’altro, una maggior difficoltà nelle possibilità di cura per molti pazienti e un aumento della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale stimata in 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno.

L’istruttoria è stata avviata nel febbraio 2013 dopo le segnalazioni ricevute da Aiudapds, un’associazione di cliniche private, e la SOI-Società Oftalmologica Italiana: al procedimento hanno chiesto e ottenuto di partecipare anche la Regione Emilia-Romagna e l’associazione di consumatori Altroconsumo. Dalla documentazione acquisita, anche grazie alla collaborazione del Gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, è emerso che le capogruppo Roche e Novartis, anche attraverso le filiali italiane, hanno concertato sin dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo e condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari. 

Novartis ha subito respinto in maniera decisa le accuse dell'Antitrust e si avvarrà dei propri diritti di difesa ricorrendo in appello dinanzi al Tribunale competente (Tar). È quanto si legge in una nota della compagnia farmaceutica in cui si sottolinea che i rischi derivanti dall'uso non autorizzato di farmaci sono un problema critico e questa decisione da parte dell'Autorità incoraggia apertamente il diffuso utilizzo intravitreale non autorizzato di Avastin. Ciò é fortemente in contrasto con il contesto normativo di riferimento europeo ed italiano, che ha lo scopo di proteggere la sicurezza dei pazienti e che ora rischia di essere compromesso. 

Lucentis con il suo profilo di sicurezza ben caratterizzato resta l’unico anti-VEGF autorizzato per cinque indicazioni oculari a disposizione dei pazienti italiani. Novartis crede fermamente che i pazienti abbiano il diritto di essere informati sui principali rischi di sicurezza associati ai prodotti medicinali autorizzati come a quelli non autorizzati, nel pieno rispetto delle normative sulla concorrenza. La comunicazione a pazienti, operatori sanitari e autorità sanitarie dei dati di sicurezza pubblicati relativi all’uso intravitreale non autorizzato di Avastin continua ad essere una priorità critica sia per la sicurezza del paziente sia per Novartis.




Vie: Agcom | Novartis

Antitrust, multe da un mln a Ryanair e Easyjet per poca trasparenza


Ostacolate anche le richieste di rimborso. ''Sanzioni per complessivi 1.050.000 euro a Ryanair (850.000) e Easyjet (200.000) per la mancata trasparenza nelle vendite delle polizze assicurative abbinate all'acquisto dei biglietti e per gli ostacoli posti all'esercizio del diritto di rimborso da parte dei consumatori''. Le multe sono state decise dall'Antitrust al termine di due distinti procedimenti per pratiche commerciali scorrette.

Alitalia: trattativa con Etihad in fase finale, regole antitrust rispettate


Trattativa in fase finale per Alitalia e Etihad: si sta dunque per concludere il processo di due diligence per un possibile investimento della compagnia di Abu Dhabi in quella italiana. La conferma arriva da una nota congiunta di James Hogan, presidente e chief executive di Etihad Airways, e Gabriele Del Torchio, chief executive di Alitalia. I dettagli della partnership saranno svelati nel giro di un mese: nella nota si legge che "nei prossimi 30 giorni le due compagnie definiranno con i propri advisor la strategia comune per soddisfare gli obiettivi di entrambe le parti".

Antitrust: oscurati 112 siti web, vendevano orologi falsi di 47 marche


Oscurati dall’Antitrust, con la collaborazione della Guardia di Finanza, 112 siti che vendevano orologi contraffatti di molteplici marche. Con questa operazione salgono a 166 i siti resi inaccessibili dall’Autorità con l’intervento dei militari del Gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza. All’origine di questo ulteriore intervento contro una pratica commerciale che appare scorretta, tre segnalazioni arrivate dall’associazione dei consumatori Adoc, dall’Indicam e dalla Confcommercio.

I marchi interessati sono 47 e vanno dal prodotto più semplice a quello di extralusso. Tutti i siti oscurati erano strutturati come outlet che proponevano,  in diverse lingue, orologi di numerose marche e consentivano di effettuare acquisti con  diverse valute, avvalorando nei consumatori l’idea che il venditore fosse un importante operatore internazionale.

Secondo l’Antitrust attraverso i siti, ora resi non accessibili, sarebbero state fornite ai consumatori informazioni non vere sulla natura e sulle caratteristiche dei prodotti.  Mancavano inoltre informazioni rilevanti sull’identità e l’indirizzo geografico dei venditori e sui diritti previsti a tutela dell’acquirente nella fase post vendita. Trattandosi inoltre di prodotti contraffatti veniva negato, di fatto, il diritto di usufruire della garanzia legale di conformità.

La vendita di prodotti contraffatti venduti  per originali a prezzi particolarmente convenienti, come evidenziato dalla Confcommercio,  danneggia peraltro  anche gli esercizi commerciali appartenenti alla rete ufficiale di distribuzione dei vari marchi con conseguenze dirette non solo sulla sopravvivenza stessa delle microimprese di settore ma anche sul mantenimento dei livelli occupazionali.

La contraffazione degli orologi venduti sui siti ora oscurati è stata verificata da Assorologi, l’associazione che tutela i marchi interessati: a fronte delle lamentele di molti consumatori che avevano acquistato i prodotti sul web, l’associazione ha effettuato una verifica puntuale su tutti i siti e inoltrato, attraverso l’Indicam, la denuncia all’Antitrust.

Secondo Assorologi  l’articolata rete contraffattiva era costituita da 46 Nad (Nomi a Dominio) e 112 domini internet (intesi come unità di secondo livello) articolati secondo i diversi Paesi di accesso, nonché da centinaia di pagine web, caratterizzate ognuna dalla marca di orologi proposti. Tutti i nomi a dominio e relativi website contraffattivi risultavano gestiti su solo cinque server, tutti situati in Malesia. Tutti i nomi a dominio erano registrati da due soggetti stranieri.

Fonte: AGCM

Antitrust Ue respinge le nuove proposte di Google sulle ricerche web


La Commissione europea ha rigettato come "inaccettabili" le nuove proposte di soluzione bonaria avanzate da Google, in merito ai vari rilievi dell'Antitrust sulle ricerche internet. Le proposte di Mountain View "non eliminano le nostre preoccupazioni sulla concorrenza, e in particolare il modo con cui Google elenca verticalmente i risultati su prodotti, ristoranti eccettera", ha affermato il commissario Joaquin Almunia durante una intervista ad una radio spagnola. 

Tuttavia, è troppo presto per parlare di sanzioni, anche se arriverà a breve quel momento, ha aggiunto Almunia. Si tratta della seconda volta che la Commissione respinge le proposte di soluzione avanzate dalla società per chiudere il caso. "Resta poco tempo e la palla è ancora nel campo di Google", ha aggiunto, segnalando così che Bruxelles si attende nuove mosse dal gigante internet. "Ma tra poco giungerà il momento in cui bisognerà prendere decisioni".

Il tutto dopo che le trattative tra la società e la commissione europea sono già durate più di quanto avvenga di consueto, ben 18 mesi e coinvolgendo oltre allo stesso Almunia anche l'amministratore delegato di Google Eric Schmidt. Google, sotto inchiesta antitrust dal 2010, ha presentato ricorso a Settembre mostrando "significati miglioramenti". Google rischia una multa fino a 5 miliardi di dollari. La Commissione ha quattro principali rimostranze contro Google.

Questi sono la ingiusta preferenza ai propri servizi nei risultati di ricerca, contenuti di copie senza autorizzazione, trarre lucro da attività parallele ed ulteriori, scoraggiare i clienti dall'utilizzare altre piattaforme pubblicitarie. Almunia ha detto Venerdì che l'offerta della società non ha soddisfatto le preoccupazioni della Commissione, "in particolare per quanto riguarda il modo in cui Google dà priorità ai propri servizi di ricerca verticale in sostituzione di quelle rivali".

Il caso è relativo al modo con cui Google compone le proprie SERP, ad esempio a favore delle proprie offerte commerciali, trattenendo l'utente alla ricerca di prodotti e confronto prezzi, ristoranti, ecc. Google ha ribadito di aver fatto modifiche significative per rispondere a tali preoccupazioni. "Abbiamo fatto modifiche significative per affrontare le preoccupazioni (dell'UE), aumentando notevolmente la visibilità dei servizi rivali e affrontare altre specifiche questioni". 

Google detiene circa il 70% del traffico dei motori di ricerca negli Stati Uniti e il 90% in Europa. A gennaio, le autorità statunitensi hanno dispensato Google da pratiche anticoncorrenziali in un caso simile. Ad aprile sotto accusa è finito il sistema operativo Android, che, secondo la denuncia di FairSearch, un gruppo di 17 operatori di cui fanno parte anche Microsoft, viene utilizzato da Google per monopolizzare il mercato delle applicazioni su smartphone e tablet.

Antitrust: spot Uliveto e Rocchetta ingannevole, multa per 130mila €


Arriva la mannaia dell'Antitrust sulla pubblicità dell'acqua minerale Uliveto e Rocchetta che ha inflitto una multa di 100 mila euro alla Co.ge.di International in qualità di proprietaria del marchio, mentre con altri 30 mila euro è stata sanzionata la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) "colpevole" di aver supportato con il proprio logo i noti messaggi pubblicitari.

FTC non interferirà con acquisizione di app Waze da parte di Google


L'autorità di regolamentazione antitrust statunitense non metterà in discussione l'acquisizione  dell'applicazione di mappatura stradale Waze da parte di Google, proprietario del più grande motore di ricerca al mondo, hanno detto a Bloomberg persone vicine alla vicenda. La Federal Trade Commission non ha sollevato preoccupazioni sul fatto che l'operazione potrebbe danneggiare la concorrenza, hanno detto le persone che hanno chiesto di non essere nominate perché non autorizzati a parlare pubblicamente della questione. 

Google ha detto che il 21 giugno era stata contattata dall'agenzia sulla transazione. Google, con sede a Mountain View, in California , ha dichiarato l'11 giugno scorso di aver acquistato Waze in un affare fornendo nuovi strumenti per aiutare gli utenti a navigare con gli smartphone. L'accordo Waze è stato valutato in circa 1,1 miliardi, ha detto successivamente una persona vicina al dossier, sbaragliando sia Apple che Facebook. Peter Kaplan, un portavoce della FTC, ha preso in esema la transazione Waze. 

Leslie Miller, portavoce di Mountain View, ha rifiutato di commentare. Waze è un'applicazione gratuita sviluppata nel 2007 dalla startup israeliana Waze Mobile e diffusa a livello globale perché in grado di offrire aggiornamenti reali sul traffico e su tutto quello che avviene nelle strade segnalate grazie ai commenti degli stessi utenti. Dietro l'azione della FTC, il sospetto che Google avesse comprato Waze solo per impedire ad Apple e Facebook di farle concorrenza, in un mercato nel quale Google Maps è una delle principali risorse. 

L'accusa sarebbe stata quindi quella di concorrenza sleale, ma secondo le fonti non ci sarebbero gli estremi per andare avanti. Secondo quanto dichiarato il 17 settembre da Google, il team di sviluppo di Waze resterà in Israele e saranno integrate soltanto alcune funzioni tra Waze e Google Maps. L'applicazione Waze, si legge su Wikipedia, si differenzia dai tradizionali programmi di navigazione GPS in quanto, grazie agli utilizzatori, è in grado di fornire aggiornamenti sul traffico o altri avvenimenti in tempo reale. 

Inoltre impara dai tempi di guida degli utenti. È scaricabile ed utilizzabile gratuitamente, perché raccoglie dati cartografici e le altre informazioni da parte degli utenti che utilizzano il servizio. Ciò permette alla comunità di Waze di segnalare errori di navigazione, mappatura e incidenti stradali semplicemente eseguendo l'applicazione durante la guida. Waze utilizza un sistema a punteggio e classifiche per far impegnare ulteriormente gli utenti, consentendo di guidare su delle icone, situate in alcune località, per guadagnare punti aggiuntivi.



Telefonica controllerà Telecom, dettagli dell'accordo con soci italiani


Telefonica sottoscriverà in data odierna un aumento di capitale sociale di Telco, per complessivi 324 milioni, a 1,09 euro per azione. Lo scrivono in una nota congiunta gli azionisti di Telco, Mediobanca, Generali e Intesa San Paolo, dove comunicano di aver concluso con gli spagnoli un "accordo modificativo del patto parasociale relativo a Telco". La compagnia iberica, dopo l'aumento di capitale, salirà al 66% di Telco diventandone il primo azionista. 

In Telco, la scatola che controlla il 22,44% di Telecom, la partecipazione di Generali scende al 19,32% dal 30,6 mentre quella di Intesa San Paolo e di Mediobanca al 7,34 dall'11,6%. "Telco - riferisce la nota - utilizzerà gli importi derivanti dall'aumento di capitale per rimborsare, immediatamente e fino a concorrenza, l'indebitamento bancario in scadenza a novembre 2013". Telefonica ha anche assunto l'impegno di sottoscrivere un ulteriore aumento di capitale, per 117 milioni, arrivando al 70%. 

A seguito dell'operazione, che sarà subordinata all'ottenimento da parte di Telefonica di tutte le autorizzazioni regolamentari e antitrust, la partecipazione in Telco salirà "senza alcuna modifica nei diritti di governance". Inoltre, dal 1° gennaio 2014, Telefonica avrà l'opzione di acquistare tutte le azioni dei soci italiani, ad un prezzo determinato valorizzando la partecipazione di Telco in Telecom Italia al maggiore tra euro 1,1 e il prezzo di mercato delle azioni al momento dell'esercizio dell'Opzione Call

Anche in questo caso, "l'esercizio dell'opzione sarà soggetto all'ottenimento da parte di Telefonica di tutte le autorizzazioni regolamentari e antitrust". In caso di esercizio dell'opzione, Telefonica - prosegue la nota - sarà obbligata ad acquistare, a valore nominale, anche tutte le quote residue del prestito obbligazionario emesso da Telco, detenute dai soci italiani a fronte del pagamento di un corrispettivo composto per il 50% in contanti e per il restante 50%, a scelta di Telefonica, in contanti o in azioni di Telefonica. 

A quel punto, la possibilità di una scissione di Telco potrà essere richiesta durante una prima finestra tra il 15 e il 30 giugno 2014 e una seconda finestra tra l'1 e il 15 febbraio 2015. Lo hanno deciso, nel nuovo accordo, i soci di Telco (Telefonica, Mediobanca, Intesa Sp e Generali): "Ciascun socio di Telco - si legge nella nota - mantiene la possibilità di vedersi attribuire le azioni di Telecom Italia, uscendo così dal patto parasociale, attraverso la scissione di Telco". 

Soddisfatto il ceo di Generali, Mario Greco, per aver "concluso questo accordo, in linea con i nostri obiettivi di rafforzamento patrimoniale, che ci permette di guardare con ottimismo alla distribuzione di un dividendo soddisfacente a fine anno". A seguito dell'operazione, Mediobanca riduce il prestito soci di pertinenza per 35 milioni (da 78 a 43 milioni), attraverso il concambio in azioni Telefonica e realizza un utile di circa 60 milioni, registrato nel primo trimestre 2013-2014. 

Per il presidente del Consiglio di Gestione di Intesa San Paolo, Gian Maria Gros-Pietro, "Telecom Italia, come tutte le società che hanno un contenuto reale, può trarre giovamento dalla presenza rafforzata di un operatore internazionale tra i primi al mondo". Da parte sua il presidente di Telecom, Franco Bernabè, entrando al Consiglio direttivo di Assonime, precisa che "l'operazione non riguarda Telecom ma solo Telco. Telecom non è diventata spagnola, solo Telco ha avuto un cambiamento azionario".



Fonte: Adnkronos

Ue, multa Microsoft per 561 milioni: mancato rispetto scelta browser


La Commissione europea ha imposto una multa 561.000.000 euro a Microsoft per non aver rispettato i suoi impegni di offrire agli utenti una schermata di scelta del browser che consente loro di scegliere facilmente il proprio browser web preferito. Nel 2009, la Commissione aveva fatto questi impegni giuridicamente vincolanti per Microsoft fino al 2014 (cfr. IP/09/1941). Nella decisione di oggi, la Commissione ritiene che Microsoft non è riuscito a tirare fuori la schermata di scelta del browser con il suo Windows 7 Service Pack 1 da maggio 2011 fino al luglio 2012. 

Quindici milioni di utenti Windows, nell'UE non hanno quindi visualizzatato la schermata di scelta in questo periodo. Microsoft ha riconosciuto che la schermata di scelta non è stata visualizzata in quel periodo. Il Vice presidente della Commissione responsabile della concorrenza, Joaquín Almunia, ha dichiarato:

"Nel 2009, abbiamo chiuso la nostra indagine su un presunto abuso di posizione dominante da parte di Microsoft a causa della vendita abbinata di Internet Explorer a Windows accettando gli impegni offerti dalla società. Impegni giuridicamente vincolanti raggiunti nelle decisioni antitrust giocano un ruolo molto importante nella nostra politica di esecuzione in quanto consentono soluzioni rapide ai problemi di concorrenza. Naturalmente, tali decisioni richiedono la stretta osservanza. L'inosservanza è una violazione molto grave che deve essere sanzionata di conseguenza". 

Nel dicembre 2009, la Commissione ha reso giuridicamente vincolanti gli impegni offerti dalla società statunitense di software Microsoft per risolvere problemi di concorrenza connessi alla vendita abbinata del browser Web di Microsoft, Internet Explorer, per la sua posizione dominante ai PC client del sistema operativo Windows (vedi IP/09/1941, MEMO/09/558 e MEMO/09/559).

In particolare, Microsoft si è impegnata a mettere a disposizione per cinque anni (cioè fino al 2014), nell'European Economic Area una "schermata di scelta" che permette agli utenti del sistema operativo Windows di scegliere in modo informato e imparziale quale browser web (s) volevano installare in aggiunta o al posto del browser web di Microsoft. La schermata di scelta è stata fornita a partire dal marzo 2010 agli utenti Windows europei che dispongono di serie Internet Explorer come browser Web predefinito.

Mentre è stato attuata, la "schermata di scelta" è stata un grande successo per gli utenti: ad esempio, fino a novembre 2010, 84 milioni di visitatori hanno effettuato il download attraverso di essa. Quando il mancato rispetto è stato rilevato e documentato nel luglio del 2012, la Commissione ha avviato un procedimento (cfr. IP/12/800 ) e prima di prendere una decisione ha notificato a Microsoft le sue obiezioni formali nel mese di ottobre 2012 (cfr. IP/12/1149 ).

Questa è la prima volta che la Commissione ha dovuto multare una società per il mancato rispetto di un impegno alla decisione. Nel calcolo dell'ammenda, la Commissione ha tenuto conto della gravità e della durata dell'infrazione, la necessità di garantire un effetto dissuasivo dell'ammenda e, come circostanza attenuante, il fatto che Microsoft ha collaborato con la Commissione e ha fornito informazioni che hanno contribuito alla Commissione di esaminare la questione in modo efficiente.

Quando la Commissione constata una violazione delle norme antitrust dell'Unione europea come un abuso di posizione dominante (articolo 102 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea), può adottare una decisione ai sensi dell'articolo 7 del regolamento antitrust dell'Unione europea (1/2003) che vieta tale comportamento e sanzioni. La Commissione può infliggere una multa fino al 10% del fatturato totale dell'impresa durante l'esercizio sociale precedente.

Tuttavia, a norma dell'articolo 9 del regolamento, la Commissione può anche concludere un'indagine antitrust, rendendo giuridicamente vincolanti gli impegni proposti dalle imprese interessate. "Ci assumiamo la piena responsabilità per l'errore tecnico che ha causato questo problema - ha detto la società di Redmond - e ci scusiamo. Abbiamo fornito alla Commissione una valutazione completa e franca della situazione e abbiamo preso provvedimenti per rafforzare lo sviluppo del nostro software e altri processi per contribuire ad evitare questo errore, o altri simili, in futuro".

Fonte: Commissione Europea
Via: Microsoft

FTC: Google non ha violato concorrenza, accordo per brevetti e pubblicità


Google Inc. ha accettato di modificare alcune delle sue pratiche commerciali per risolvere i problemi con la  Federal Trade Commission. Google era stata accusata che tali pratiche soffocavano la concorrenza nei mercati dei dispositivi quali smartphone, tablet e console di gioco, così come il mercato della pubblicità ricerca online. Le indagini della Ftc, durate circa due anni, hanno constatato che il colosso di Internet non ha violato le leggi statunitensi.

Nell'ambito di un accordo raggiunto con la Federal Trade Commission, Google rispetterà i suoi impegni precedenti per consentire ai concorrenti l'accesso - a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie - di brevetti su tecnologie standardizzate critiche necessarie per utilizzare i dispositivi più diffusi come smartphone, laptop e tablet PC , e console di gioco. 

In una lettera separata di impegno alla Commissione, Google ha accettato di fornire agli inserzionisti online più flessibilità per gestire contemporaneamente le campagne pubblicitarie sulla piattaforma AdWords di Google e su piattaforme pubblicitarie rivali, e ad astenersi da appropriazione indebita di contenuti online dai cosiddetti siti web "verticali" che si concentrano su categorie specifiche come lo shopping o viaggi. 

"I cambiamenti che Google ha accettato farannno in modo che i consumatori continuino a raccogliere i benefici della concorrenza nel mercato on-line e nel mercato dei dispositivi wireless innovativi di cui godono", ha detto il presidente dell'FTC Jon Leibowitz. "E 'stata un'indagine incredibilmente completa e accurata da parte della Commissione, e il risultato è una serie di forte ed efficaci accordi".

"Siamo particolarmente lieti di vedere che Google fa fede ai propri impegni di concedere in licenza i suoi brevetti standard essenziali, garantendo alle aziende che intendono concedere in licenza questi brevetti di competere nel mercato dei dispositivi wireless," ha aggiunto Leibowitz. "Questa decisione rafforza il processo di normazione che è al centro di innovazione nei mercati della tecnologia di oggi".

Google è una società tecnologica globale con oltre 32.000 dipendenti e un fatturato annuo di quasi 38 miliardi di dollari. La FTC ha inoltre condotto un'indagine approfondita sulle accuse secondo cui Google ha distorto i risultati della ricerca per penalizzare certi siti web verticali, e che Google ha stipulato accordi anticoncorrenziali in esclusiva per la distribuzione di Google Search sul desktop e nel settore mobile.

"Le prove che la FTC ha raccolto attraverso questa indagine intensiva ci hanno spinto a richiedere cambiamenti significativi nelle pratiche di business di Google. Tuttavia, per quanto riguarda le accuse specifiche che l'azienda distorce i risultati della ricerca per ferire la concorrenza, le prove raccolte fino ad oggi non hanno giustificato l'azione legale da parte della Commissione", ha detto Beth Wilkinson, consulente esterno della Commissione. 

"Senza dubbio, Google ha preso azioni aggressive per ottenere un vantaggio rispetto ai fornitori di ricerca rivali. Tuttavia, la missione della FTC è quella di tutelare la concorrenza, e non dei singoli concorrenti. Le prove non hanno dimostrato che le azioni di Google in questo settore abbiano soffocato la concorrenza in violazione della legge degli Stati Uniti". 

In risposta alle preoccupazioni dell'agenzia su molte delle sue pratiche commerciali, Google ha deciso di adottare le seguenti misure: Google non cercherà ingiunzioni per bloccare i rivali che utilizzano brevetti essenziali per tecnologie chiave. Nel 2012, Google ha pagato circa 12,5 miliardi dollari per l'acquisizione di Motorola Mobility (MMI), tra cui portafoglio di brevetti di MMI di oltre 24.000 brevetti e domande di brevetto. 

Questi brevetti sono stati una fonte di reddito significativa per almeno un decennio, e centinaia di brevetti MMI sono essenziali per gli standard del settore utilizzato per fornire connettività wireless e per le tecnologie legate a Internet. Questi standard sono essenziali per smartphone, tablet, sistemi di gioco, sistemi operativi, e il crescente numero di dispositivi che offrono la connettività wireless o video ad alta definizione. 

Sviluppo e utilizzo di questi tipi di standard sono una pietra miliare per molti mercati high-tech, e incoraggiano l'innovazione e gli investimenti in prodotti high-tech, secondo la denuncia della FTC. Accettando di standardizzare, le aziende possono assicurarsi che i numerosi componenti di un dispositivo o di una tecnologia di rete siano in grado di lavorare insieme senza problemi, spesso chiamata "interoperabilità". 



Fonte: FTC
Via: TMNews