E' stata identificata una security flaw nei servizi DNS forniti da Microsoft per ogni sistema Windows. La vulnerabilità potrebbe essere sfruttata per ottenere i privilegi admin di dominio sui server per assumere il controllo completo dell'IT di una società. I ricercatori di Check Point Software Technologies hanno individuato una falla di sicurezza nel domain name system (DNS) di Windows, l'implementazione dei servizi DNS forniti da Microsoft nei sistemi operativi Windows. Questa falla consentirebbe a un hacker di effettuare query DNS dannose al server DNS di Windows e di ottenere un'esecuzione arbitraria del codice che potrebbe portare alla violazione dell'intera infrastruttura aziendale.
La conoscenza aiuta a rendere liberi e dunque è importante approfondire i diversi aspetti tecnologici, scientifici, culturali e sociali.
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Check Point, falla gravissima nel DNS di Windows: fix dopo 17 anni
E' stata identificata una security flaw nei servizi DNS forniti da Microsoft per ogni sistema Windows. La vulnerabilità potrebbe essere sfruttata per ottenere i privilegi admin di dominio sui server per assumere il controllo completo dell'IT di una società. I ricercatori di Check Point Software Technologies hanno individuato una falla di sicurezza nel domain name system (DNS) di Windows, l'implementazione dei servizi DNS forniti da Microsoft nei sistemi operativi Windows. Questa falla consentirebbe a un hacker di effettuare query DNS dannose al server DNS di Windows e di ottenere un'esecuzione arbitraria del codice che potrebbe portare alla violazione dell'intera infrastruttura aziendale.
Symantec presenta il router Norton Core che protegge le case smart
Il nuovo router Wi-Fi ad alte prestazioni, progettato per la protezione completa delle reti domestiche e dei dispositivi IoT, sarà offerto in bundle con l’abbonamento alla premiata soluzione Norton Security. Forte di un’esperienza che ha visto l’azienda realizzare software di sicurezza apprezzati tanto dai consumatori quanto dagli esperti del settore①, Norton di Symantec (Nasdaq: Symc) ha annunciato il nuovo Norton Core, un dispositivo destinato a cambiare il futuro della sicurezza digitale: Norton Core è un nuovo router Wi-Fi dal design unico, sicuro e dalle elevate prestazioni, che cambierà il modo in cui le persone mettono in sicurezza le loro case connesse.
IoT alla base del cyberattacco negli Usa: la risposta di Check Point
Un enorme cyberattacco ha colpito poco dopo le sette di venerdì 21 ottobre la East Coast degli Stati Uniti, bloccando per quasi tre ore centinaia di siti Web, tra cui quelli di molti big dei media e di Internet: dal Financial Times al New York Times, da Twitter ad Amazon, passando per Spotify e Netflix. Colpiti anche alcuni dei circuiti più diffusi per i pagamenti online, come Visa e Paypal. Le ondate di attacchi sarebbero state nel complesso tre: del secondo e del terzo assalto non è stata quantificata l’ampiezza, ma si sarebbero verificati nelle ore successive al primo. Secondo quanto emerso, l’attacco di tipo DDos (Distributed Denial-of-Service) sarebbe partito da migliaia di oggetti “smart”.
Aruba: disponibile per tutti il dominio .cloud della nuova era del web
Aruba S.p.A., leader nei servizi di web hosting, e-mail, PEC e registrazione domini, ha annunciato il lancio pubblico del dominio “.cloud”: a partire da martedì 16 febbraio ha preso il via la fase di General Availability. Si tratta della fase di lancio pubblico in cui vige la regola del “first come – first served”, per cui chiunque potrà registrare quanti e quali nomi a dominio desidera, senza limiti, restrizioni o pre-requisiti: il dominio è aperto a tutti, siano essi aziende, professionisti, associazioni e privati cittadini. Aruba S.p.A. (www.aruba.it) – dal 2011 cloud provider europeo - si è aggiudicata nel 2014 il dominio .cloud, superando concorrenti multinazionali come Google ed Amazon.
Sequestrati siti web che diffondevano illegalmente copie di quotidiani
Nuovo colpo alla pirateria digitale con sequestro di siti web e denuncia dei responsabili. Lo rende noto la Guardia di Finanza. Il Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria ha portato a termine un’ attività di contrasto di portata nazionale sviluppata mediante l’analisi sul web della diffusione illecita di contenuti editoriali. Nel tempo, lo stesso Nucleo Speciale è già stato delegato a svolgere innumerevoli indagini volte ad individuare i responsabili della pubblicazione di quotidiani e periodici, nazionali ed internazionali, disponibili gratuitamente ed integralmente agli utenti del web attraverso piattaforme illegali che non versavano i compensi spettanti ai titolari.
Pirateria online: oscurato Ddlstorage, sito da 460 milioni di download
Bloccato uno dei più noti siti utilizzati per lo scambio di file "pirata". La Guardia di finanza di Cagliari ha oscurato Ddlstorage, il più importante cyberlocker italiano. Continua l'offensiva tecnologica delle fiamme gialle che pattugliano il Web. Gli sviluppi investigativi dell'operazione "Italian black out", condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo sardo in collaborazione con il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche, su delega della Procura della Repubblica di Cagliari, hanno portato ad assestare un ulteriore duro colpo alla cyber-criminalità globale con radici nel territorio nazionale.
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Panda Security: diffusi 160.000 nuovi esemplari di malware al giorno
Panda Security, The Cloud Security Company, ha rilasciato i dati relativi alla sicurezza del primo trimestre 2014. La prima notizia evidenziata è il record straordinario raggiunto dagli autori di malware, con oltre 160.000 nuovi esemplari creati ogni giorno e una cifra totale di oltre 15 milioni di codici diffusi in tre mesi. I Trojan restano la categoria più rappresentata, con il 71.85% di nuovi esemplari creati e gli attacchi effettuati da questi codici sono stati ancora una volta i più comuni, con il 79.90% di casi.
Web: lancio nuovi gTLD segna importante cambiamento per i marchi
Non c'è dubbio che il 2013 sia stato un anno storico per Internet, segnato dall'introduzione dei nuovi Global Top-Level Domain (gTLD) che hanno avuto il via libera per la delegazione dello scorso novembre. Tutti conoscono gli attuali domini di primo livello (i TLD), cioè la parte del nome di dominio che si trova a destra del punto, come .com o .net. La nuova era dei gTLD vedrà crescere Internet dagli attuali 22 gTLD a circa 1300 nuove possibilità.
Web, Stati Uniti rinunciano al controllo dei nomi e domini su Internet
Una svolta storica per Internet. Il governo degli Stati Uniti è pronto ad abbandonare il ruolo centrale nell'attribuzione dei domini in Rete per cederlo a una governance internazionale. L'annuncio va incontro alle richieste avanzate da tempo dall'Unione Europea e risponde alle critiche avanzate all'amministrazione Obama sull'eccessivo controllo degli States su Internet, dopo lo scandalo Datagate scatenato dai programmi di sorveglianza di massa della National Security Agency.
Attacco hacker Sea contro Twitter, New York Times e Huffington Post
Pirati informatici vicini al regime di Bashar al Assad hanno annunciato di aver preso di mira i siti internet dei principali media statunitensi, bloccando per circa mezzora il New York Times. Il cosiddetto "Esercito elettronico siriano" (SEA) ha comunicato di aver piratato portali appartenenti a Twitter e all'Huffington Post, rendendoli instabili, oltre a bloccare il New York Times.
L'autorevole quotidiano statunitense ha attribuito i problemi informatici "a un attacco esterno". Quando gli internauti hanno cercato di collegarsi a www.nytimes.com, l'unico messaggio che appariva era "Hacked by the SEA" (hackerato dal Sea). Anche il portavoce di Twitter Jim Prosser ha confermato che i tecnici del social network stavano "esaminando le voci" di un attacco informatico dal Sea.
E' l'attacco più grave finora svolto dal gruppo. Negli ultimi mesi, gli hacker hanno preso di mira le principali società di media tra cui il Financial Times, Washington Post, CNN e BBC. Ma in questo ultimo attacco, apparentemente più tecnico e plateale, il SEA è stato in grado di causare danni più sostenuti, con una tecnica che ha preso di mira anche notizie e commenti del sito Huffington Post.
I domini attaccati sono gestiti da una società di hosting Melbourne IT, che ha detto che sta cercando di "ulteriori livelli di sicurezza" per proteggere i dettagli del dominio. L'attacco si è concentrata sull'a modifica delle informazioni del Domain Name System (DNS). Il DNS viene utilizzato per indirizzare il traffico web a un server specifico che contiene il sito web che un utente vuole visitare.
In termini semplici, significa che siamo in grado di navigare sul web utilizzando indirizzi facili da ricordare come bbc.com, piuttosto che gli indirizzi IP composti da una stringa di numeri separati da punti. Il Sea è stato in grado di ottenere l'accesso al sistema di Melbourne IT, in cui Twitter, il New York Times e l'Huffington Post UK hanno registrato i loro rispettivi domini.
Ciò significa che gli hacker potrebbero, per esempio, cambiare i dettagli DNS in modo che "nytimes.com" invece di portare al server del Times, porti ad un sito web ospitato dal dominio indicato dal SEA. Nel caso di Twitter (qui la pagina di registrazione del dominio), il Sea ha preso di mira twimg.com, un dominio separato che il social network utilizza per memorizzare i dati immagine, nonché lo styling code.
Mentre lo stesso Twitter è rimasto attivo, l'interruzione twimg.com significa che molte pagine sono visualizzate in modo non corretto. In una dichiarazione, Twitter ha detto che i dati degli utenti non sono stati colpiti. Il Sea ha rivendicato la responsabilità per entrambe gli hack su Twitter, facendo notare che ha preso preso di mira anche Huffingtonpost.co.uk. Il Times rimane accessibile tramite il suo indirizzo IP: http://170.149.168.130/.
Durante il suo tempo di inattività, il New York Times ha pubblicato nuovi articoli sulla sua pagina Facebook e un sito mirror. Il Sea non è nuovo a queste azioni. Lo scorso aprile sull'account Twitter dell'Associated Press, la prima agenzia stampa in America, era comparso il falso messaggio: "Due esplosioni alla Casa Bianca, ferito Barack Obama". In pochi minuti il panico si è diffuso in tutto il Paese, mandando a picco i mercati finanziari USA.
Fonte: BBC
Via: TMNews
Pirateria Web: operazione Italian Black out, chiuso accesso a Ddlhits
Inibito l’accesso dall’Italia agli internauti sul portale “DDLHITS” considerato la più grande piattaforma italiana del falso multimediale, con server allocato all’estero, ma amministrata direttamente da cittadini italiani. Il provvedimento, emesso dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Cagliari - Dott. Giangiacomo Pilia -, è stato eseguito dal Nucleo Polizia Tributaria di Cagliari e scaturisce da un’attenta e incisiva attività di intelligence posta in essere dalla Guardia di Finanza del capoluogo sardo anche con l’ausilio tecnico del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma.
A seguito di notizie stampa diffuse sui media locali circa la grave crisi che sta colpendo le società operanti nel settore della vendita di supporti ottici e magnetici di opere musicali ed il danno che viene provocato dal download illegale sia all’industria musicale che ai suoi autori disincentivandone “l’ispirazione e la produzione”, veniva aggiornato il monitoraggio sulla rete. Tale screening, dopo aver portato all’inibizione dell’accesso dall’Italia agli internauti sul portale www.kickasstorrents.com., consentiva di constatare che al declino del prefato portale a seguito del blocco IP/DNS, corrispondeva in maniera esponenziale un incremento di visite e popolarità di un altro sito internet denominato www.ddlhits.com.
Centinaia di migliaia di italiani, accedendo, anche tramite i più noti motori di ricerca e social network, usavano regolarmente ogni giorno la super-piattaforma digitale per scaricare, in altissima definizione e qualità digitale, musica, film, videogiochi e software, sempre aggiornatissima anche con le ultime uscite commerciali e in contemporanea con le anteprime cinematografiche e musicali. In poco tempo il nuovo portale aveva raggiunto dimensioni tali da attirarsi le simpatie di un pubblico prevalentemente italiano (oltre il 92% di utenti) permettendogli di assumere la posizione di leader nazionale nello specifico settore con oltre 118.000 accessi unici giornalieri e un guadagno approssimativo di oltre novecento dollari al giorno.
Con l’odierna operazione è stato elevato il livello qualitativo dell’indagine andando a colpire non solo il più importante sito nazionale di diffusione al dettaglio di falsi multimediali che aveva acquisito anche la fetta di mercato lasciata libera per effetto della recente chiusura di “KAT”, ma riuscendo anche ad identificare e perseguire gli effettivi ideatori e gestori dell’illegale commercio. Allo stato le indagini, tuttora in corso, hanno consentito di segnalare all’Autorità Giudiziaria 5 responsabili per violazione alla normativa in materia di pirateria on-line.
Fonte: Guardia di Finanza
Facebook down per molti utenti in Usa ed Europa per modifiche ai DNS
Facebook ha vissuto un nuovo guasto, che ha colpito molti utenti - se non l'intera rete - del social network. Non è chiaro che cosa abbia causato l'interruzione, ma il sito principale di Facebook e il sito mobile non si riuscivano a caricare, fino all'una della scorsa notte. L'API di Facebook, che permette agli sviluppatori di installare funzionalità come il pulsante "Mi piace" dei siti esterni, non ha lavorato, suggerendo un crollo di tutta la rete.
Come riporta il sito CNet, sembra che Facebook sia rimasto affetto da problemi relativi ai DNS, causando a numerosi utenti il non caricamento del sito Web. Dopo circa 10-20 minuti di inaccessibilità del sito, alcuni avevano segnalato la possibilità di accedere al social network, ancora una volta. Alcuni sotto-domini di Facebook hanno consentito agli utenti di accedere alla rete sociale, ad esempio attraverso beta.facebook.com.
Non è chiaro quanti siano stati interessati dal guasto, anche se una rapida scansione di Twitter suggerisce che il down abbia colpito gli utenti in Nord America e in Europa, il che suggerisce che sia stata un'interruzione quasi globale. Tuttavia, gli utenti di Twitter hanno segnalato che le App per dispositivi mobili hanno lavorato in alcuni casi. Su Twitter, come al solito, sono scoppiati i reclami circa l'interruzione del sito, dando vita all'hashtag #Facebookdown.
Il profilo ufficiale di Facebook su Twitter non ha ancora riconosciuto i problemi del sito, ma su Platform Developers Status è rimasto visibile il down della piattaforma API. Su downrightnow.com/facebook lo stato precedente di Facebook è stato segnalato come interruzione del servizio. Anche Gmail, il popolare servizio di posta di Google, è rimasto irraggiungibile per un guasto tecnico, come si vede dal grafico su downrightnow.com/gmail.
Questa è la prima grande interruzione di Facebook dall'11 ottobre, quando la società ha reso inaccessibile il sito a molti utenti in tutta Europa. In quel caso, un portavoce di Facebook ha riferito a CNet che la società ha avuto dei problemi nell'eseguire i test di ottimizzazione del traffico, e il down non è stato causato da hacker come sostenuto al momento dell'interruzione. Un portavoce di Facebook ha inviato la seguente dichiarazione a Mashable:
Non è chiaro quanti siano stati interessati dal guasto, anche se una rapida scansione di Twitter suggerisce che il down abbia colpito gli utenti in Nord America e in Europa, il che suggerisce che sia stata un'interruzione quasi globale. Tuttavia, gli utenti di Twitter hanno segnalato che le App per dispositivi mobili hanno lavorato in alcuni casi. Su Twitter, come al solito, sono scoppiati i reclami circa l'interruzione del sito, dando vita all'hashtag #Facebookdown.
Il profilo ufficiale di Facebook su Twitter non ha ancora riconosciuto i problemi del sito, ma su Platform Developers Status è rimasto visibile il down della piattaforma API. Su downrightnow.com/facebook lo stato precedente di Facebook è stato segnalato come interruzione del servizio. Anche Gmail, il popolare servizio di posta di Google, è rimasto irraggiungibile per un guasto tecnico, come si vede dal grafico su downrightnow.com/gmail.
Questa è la prima grande interruzione di Facebook dall'11 ottobre, quando la società ha reso inaccessibile il sito a molti utenti in tutta Europa. In quel caso, un portavoce di Facebook ha riferito a CNet che la società ha avuto dei problemi nell'eseguire i test di ottimizzazione del traffico, e il down non è stato causato da hacker come sostenuto al momento dell'interruzione. Un portavoce di Facebook ha inviato la seguente dichiarazione a Mashable:
"Proprio oggi abbiamo fatto una modifica alla nostra infrastruttura DNS e il cambiamento ha portato ad alcuni utenti a non poter accedere temporaneamente al sito. Abbiamo rilevato e risolto il problema in modo rapido, e siamo tornati al 100 per cento. Ci scusiamo per il disagio". Una soluzione funzionante per alcuni utenti, è stata quella di collegarsi dal sottodominio www.o.facebook.com o alla piattaforma developers preview del sito beta.facebook.com.
Facebook giù: social network smentisce attacco hacker di Anonymous
Nonostante le rivendicazioni del collettivo Anonymous Own3r, che ha affermato di aver attaccato Facebook "per più di un'ora", il team del social network ha fatto sapere che i problemi non sono stati imputabili ad alcun tipo di attacco hacker (CSRF o XSRF), bensì ad una disfunzione esterna. Facebook è stato irraggiungibile da molti paesi dalle 22 di ieri sera fino alle 23.
Chi ha provato a collegarsi al social network, invece che la consueta pagina di login si è visto rispondere col messaggio che indica l'impossibilità per il server di elaborare la richiesta dell'utente (errore 503). Facebook ha confermato le interruzioni in diverse parti dell'Europa, che hanno colpito un certo numero di utenti. L'interruzione è durata meno di un'ora.
Un portavoce della società ha riferito che il problema si è verificato quando Facebook ha dato il via all'esecuzione di un test per ottimizzare il traffico e determinare il percorso dai data center a taluni utenti. Il team ha detto che i problemi non sono stati causati da un hacker, nonostante le affermazioni di un utente Twitter che si fa chiamare @AnonymousOwn3r.
Le interruzioni si sono verificate a mezzogiorno ora standard del Pacifico, e Facebook ha dichiarato che è adesso tutto funzionante correttamente.
Ecco dichiarazione di Facebook: "Proprio oggi abbiamo fatto una modifica al DNS come parte di un test di ottimizzazione del traffico, e che il cambiamento ha portato ha indirizzare non correttamente alcuni utenti".
"Abbiamo rilevato e risolto il problema immediatamente, ma un piccolo numero di utenti che si trovano principalmente in Europa occidentale hanno avuto problemi di accesso al sito, mentre gli indirizzi DNS sono stati ripopolati. Siamo tornati al 100 per cento, e ci scusiamo per gli eventuali disagi", ha concluso il team del social network.
Su Twitter si evidenziava che la maggior parte dei problemi è avvenuta in Danimarca, Svezia, Italia, Irlanda, Norvegia, Francia, Portogallo e Grecia. Ovviamente la teoria che portava all'attacco hacker è stata immediatamente la più accreditata e l'hashtag #facebookdown ha continuato a dominare la classifica. Ma si è trattato 'solo' di un disservizio di Facebook.
Via: TechCrunch
DNS Changer, oggi l'Fbi spegne i server temporanei creati contro il virus
Più di 400.000 computer in tutto il mondo, oltre 26.000 in Italia, potrebbero restare oggi offline. L'allarme riguarda i computer infettati dal virus Dns Changer, fino ad ore collegati alla Rete grazie a dei server temporanei messi a disposizione dalla Federal Bureau of Investigation, ma che verrà spento proprio oggi, mettendo a rischio migliaia di computer in diversi Paesi, tra cui circa 69.000 computer negli Stati Uniti, quasi 20.000 in Gran Bretagna.
Il virus è stato creato per truffare gli utenti, convertendo i nomi dei siti web in indirizzi IP e viceversa, interferendo con il sistema Dns, dirottando il traffico verso siti illegali e compromettendo la sicurezza del computer. Un utente insomma clicca su un sito per usufruire dei servizi, ma il virus lo conduce a sua insaputa su pagine false da cui si possono rubare i dati personali. Sette hacker sono stati arrestati in Russia per aver creato il Dns ed estradati negli Usa.
L'Fbi, per consentire agli utenti di navigare, aveva reindirizzato il loro traffico su server "puliti". Ma questi server saranno spenti proprio oggi e chi non ha provveduto ad eliminare il virus dal suo computer rischia di rimanere senza connessione. Il consiglio dell'Fbi è fare un check-up del proprio pc andando sul sito www.dcwg.org, cliccando sul Paese di interesse, aspettando il controllo del computer. Si consiglia poi di utilizzare gli strumenti che lo stesso sito mette a disposizione per ripulire il pc dall'eventuale infezione.
Per prevenire congestioni e favorire l'attività specifica di verifica, anche i principali provider si sono attrezzati, a partire da Telecom Italia che ha già inviato un'email per informare tutti i suoi clienti Internet con link incluso. Sulla pagina è possibile verificare se il proprio computer osserva il normale impiego dei Dns di default o utilizza quelli infetti. Ma anche molte altre realtà si sono munite in tal senso e permettono uguali verifiche.
Alcuni utenti su Twitter hanno segnalato di aver scoperto che il loro pc è infettato dal virus, dopo aver effettuato il test su uno dei siti predisposti per l'occasione. Gli Ip italiani ancora legati ai server dell'Fbi nel giorno dello spegnimento sono 17074, diminuiti rispetto ai 26.000 circa segnalati a fine 2011. L'Italia si conferma al secondo posto in quanto a numero di infezioni dietro agli Stati Uniti, ma il rapporto navigatori/infezioni si conferma ancora il più alto al mondo.
Fonte: AGI
Via: DCWG
Google avvisa i proprietari di computer infetti dal malware DNSChanger
Google ha annunciato nei giorni scorsi un'importante l'iniziativa che intende arginare le conseguenze derivanti dal malware DNS Changer, la botnet ormai nota da novembre 2011 ma che ancora fà sentire i suoi effetti. Nell'ambito della cosiddetta operazione "Ghost Click", nel novembre del scorso l'Fbi ottenne l'ordinanza necessaria a sostituire i server DNS malevoli della botnet con sistemi di redirezione temporanea controllati dalle autorità: in tal modo i computer infetti potevano continuare a usufruire di una internet funzionante.
Ma, come spiega Ars Technica, quell'ordinanza scadrà il prossimo 9 luglio, e i computer ancora infetti dal malware non potranno più accedere alla rete telematica mondiale: l'ultima stima pubblicata parla di 500.000 dispositivi che ancora dipendono dai server temporanei per la corretta fruizione del Web. Gli ISP hanno cercato di avvisare le vittime, ma il loro successo è stato trascurabile, in gran parte (secondo Google), perchè le notifiche di solito sono in inglese, e solo la metà degli utenti interessati parlano l'inglese come lingua principale.
Google dice che cercherà di informare le vittime per una settimana nella loro lingua preferita (o il linguaggio che usano con i prodotti Google) e fornirà alcune raccomandazioni per la pulizia dei dispositivi e il ripristino dei propri server DNS. Google dice che avviserà le vittime utilizzando un metodo, eseguito la scorsa estate per porre rimedio a un attacco separato, che "[invia] traffico a Google attraverso un piccolo numero di server intermedi." Google invia poi un messaggio di avviso agli utenti il cui traffico è venuto attraverso questi proxy.
Google analizza alcuni parametri contenuti nella chiamata effettuata dal browser verso i propri server, e nel caso in cui venga verificata la presenza di DNS Changer sul PC dell'utente appare un evidente alert con le indicazioni utili a risolvere il problema. Nello specifico, visitando una qualsiasi versione di Google, sul PC colpito dal malware apparirà il seguente messaggio: "Il tuo computer sembra essere infetto. Crediamo che il tuo computer sia infetto da un software maligno. Se non prendi alcun provvedimento, potresti non essere più in grado di accedere a Internet in futuro".
Maxi-blackout per Facebook, Anonymous nega qualsiasi coinvolgimento
Maxi-blackout per Facebook che è risultato inaccessibile in diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Germania, per almeno mezz'ora. Secondo il sito ZDnet il blocco ha interessato quasi tutto il Vecchio Continente: Albania, Belgio, Bosnia, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Finlandia, Germania, Ungheria , Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Macedonia, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina e Regno Unito.
FBI spegnerà Internet l'8 marzo a causa di un trojan, tra bufala e realtà
Da diversi giorni circola la notizia su internet sul blackout programmato di Internet per milioni di utenti l'8 marzo prossimo deciso dalla FBI per affrontare una minaccia informatica. A darne notizia è il quotidiano Russia Today, che scrive: "L'anno scorso, le autorità dell'Estonia hanno arrestato sei uomini ritenuti responsabili della creazione di uno script dannoso chiamato Trojan DNSChanger. Una volta liberati sul Web, il worm ha corrotto computer in più di 100 paesi, tra cui circa 500.000 nella sola America.
Il Federal Bureau of Investigation in seguito ha sostituito i server di loro proprietà nel tentativo di rimediare il danno, ma la correzione è stata solo temporanea. Ora l'FBI si prevede di porre fine all'uso di questi server già nel prossimo mese e, a quel punto, l'Internet per milioni di persone potrebbere essere sostanzialmente finito. Il Trojan DNSChanger ha infettato i computer e indirizzato agli utenti che sperano di navigare a certi siti web a quelli fraudolenti o pericolosi".
A leggere Russia Today, però, tutta la vicenda appare confezionata come una storia non molto credibile. Dopo aver spento la rete principale di DnsChanger l'Fbi avrebbe deciso di pulire tutti i server infettati in un solo giorno. Operazione possibile ma che richiederebbe lo spegnimento di internet per milioni di utenti. Operazione pianificata proprio per l’8 marzo. Gli script del Trojan DNSChanger sono in grado di compromettere il corretto funzionamento del computer cambiando le impostazioni DNS.
Bufala o meno, Russia Today si interroga sulle conseguenze dello spegnimento e riporta le dichiarazioni di Rob Rasmussen, presidente dell'azienda di sicurezza informatica “Internet identity”. Secondo Rasmussen: “In tanti vedranno interrompere la loro connessione il prossimo otto marzo. E sarà interessante vedere come reagiranno gli internauti”. La dichiarazione sembra quasi una trovata pubblicitaria. In effetti è già da tempo che si parla della data dell'8 marzo per spegnere definitivamente i server della botnet, ma ovviamente non della chiusura totale di Internet.
Google Public DNS: raggiunte oltre 70 miliardi di richieste al giorno
Google Public DNS è stato lanciato dall'azienda di Mountain View nel dicembre del 2009: da allora sono passati poco più di due anni, e il servizio non è più nella sua fase sperimentale, anzi. Google public DNS è oggi il servizio DNS più utilizzato nel mondo, e gestisce oltre 70 miliardi di richieste al giorno. "Il DNS si comporta come la rubrica telefonica di Internet. Per cercare centinaia o migliaia di numeri di telefono ogni giorno, ci voleva una directory che fosse veloce, sicura e corretta. Questo è ciò che Google Public DNS prevede per decine di milioni di persone", scrive Jeremy K. Chen, Ph.D, ingegnere del software di Google Public DNS.
Google Public DNS è diventato particolarmente popolare per gli utenti a livello internazionale. Oggi, circa il 70 per cento del suo traffico proviene da fuori degli Stati Uniti. E' fortemente presente in Nord America, Sud America e in Europa, e ha rafforzato la sua presenza in Asia. Sono stati aggiunti anche punti di accesso completamente nuovi per le parti del mondo dove in precedenza non esisteva Google Public DNS server, tra le quali Australia, India, Giappone e Nigeria.
Poco dopo il lancio, Google ha fatto una proposta tecnica su come i servizi pubblici DNS possono funzionare meglio con alcuni tipi di web host importanti (noti come reti di distribuzione di contenuti, o CDN) che hanno tutti i server del mondo. Google ha elaborato un modo per passare informazioni al CDN in modo che possano indirizzare gli utenti ai server vicini. La proposta di Mountain View, ora si chiama EDNS-client-subnet, che continua ad essere discussa dai membri della Internet Engineering Task Force (IETF). Mentre Google lavora con l'Internet Engineering Task Force, altre aziende hanno iniziato a sperimentare l'implementazione di questa proposta.
I tecnici di Google hanno anche adottato misure per contribuire a sostenere IPv6. In occasione della Giornata Mondiale IPv6, Google ha annunciato i suoi indirizzi IPv6: 2001:4860:4860 Titolo: 8888 e 2001:4860:4860 Titolo: 8844 per integrare i nostri indirizzi originali, 8.8.8.8 e 8.8.4.4. Obiettivo di Google Public DNS è rendere il web ed Internet più veloce per tutti i suoi utenti. Google spiega infine che se desiderate provare voi, è possibile consultare la pagina di Utilizzo di Google Public DNS. Per ulteriori informazioni, è possibile consultare l'Introduzione a Google Public DNS e per domande frequenti è disponibile la pagina delle FAQ.
I clienti Infoblox NIOS al sicuro da una recente vulnerabilità DNS
Infoblox annuncia la disponibilità di una patch per il sistema operativo Infoblox NIOS™ per proteggersi dalla più recente vulnerabilità BIND (CVE-2011-4313) resa nota dall’Internet Systems Consortium (ISC). Secondo l’annuncio di ISC, CVE-2011-4313 è classificato come serio difetto nelle release attualmente supportate di ISC BIND 9. La vulnerabilità può causare crash dei server DNS che porterebbero a un’interruzione del servizio DNS su name server BIND 9 che eseguirebbero query ricorrenti. Grazie alla funzionalità di restart automatico del sistema Infoblox, i clienti sperimenteranno interruzioni minime del servizio DNS nel caso in cui i loro sistemi siano colpiti. Tutte le aziende sono invitate ad adottare la patch immediatamente. I clienti Infoblox che si avvalgano della tecnologia unique Grid che collega le diverse appliance, possono implementare la nuova patch o effettuare l’upgrade del software in pochi minuti sulla rete interconnessa con un singolo click, con interruzioni minime al servizio. Soluzioni DNS alternative, come quelle general-purporse o sistemi operativo dotati di software BIND - tipicamente non proteggono in maniera adeguata da disservizi DNS causati da crash dei server DNS e generalmente richiedono una quantità di risorse tecniche e tempo significativamente superiore per l’applicazione di patch ai server individuali sulla rete aziendale. A seconda dell’infrastruttura DNS, gli aggiornamenti per queste soluzioni possono impiegare giorni o settimane, lasciando la rete vulnerabile. La patch per i sistemi Infoblox è disponibile per i clienti con contratti di manutenzione in essere presso il sito del supporto Infoblox. Infoblox realizza soluzioni per l'ottimizzazione, affidabilità e garantire sicurezza dell'intera rete aziendale che si basano su un sistema operativo proprietario 'hardened', il Nios, e su un database embedded.
Fonte: Axicom Italia
Immagine: Infoblox
ICANN approva il cambio storico al sistema Internet Domain Name
Con 13 voti a favore, 1 voto contrario e due astensioni, il consiglio di amministrazione dell'ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ha approvato un piano per dare il via ad uno dei più grandi cambiamenti mai avvenuti nel Domain Name System di Internet: gli attuali 22 Top-Level Domain generici (i vari .com, .org, .net, .biz) potranno presto essere estesi a qualsiasi parola. Questo permetterà ad aziende e organizzazioni di creare domini per il proprio Brand (ad esempio .coke) o semplicemente creare nomi generici (come ad esempio .car o .green).
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