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Xiaomi Redmi Note 9 Pro, Mi Smart standing fan 1c e Redmi Note 9


Xiaomi, leader mondiale nella tecnologia, ha annunciato durante un evento online a livello globale, tre nuovi smartphone Redmi Note 9 Pro, Redmi Note 9 e Mi Note 10 Lite. Insieme al nuovissimo Mi Smart Standing Fan 1C, Xiaomi offre un caleidoscopio di prodotti cool per l’estate. Redmi Note 9 Pro e Redmi Note 9: la leggenda continua. La serie Redmi Note offre alcuni degli smartphone di fascia media più incredibili sul mercato, con oltre 110 milioni[1] unità vendute in tutto il mondo. Insieme al recente lancio di Redmi Note 9S – fortemente votato all’imaging, la nuova gamma di smartphone Redmi Note vanta un design e un’innovazione all’avanguardia a un prezzo competitivo.

Emergenza Coronavirus, Acronis: come evitare le truffe del phishing


I consigli di Acronis, leader nella cyber protection, per evitare di diventare vittime di phishing. Le notizie sulla pandemia di coronavirus diventano più preoccupanti ogni giorno che passa. Il bilancio delle vittime in Cina è in crescita e un numero sempre più ampio di nazioni sta chiudendo i propri confini ai viaggiatori provenienti da aree a rischio. All’improvviso si registra una carenza globale di maschere chirurgiche. E come con quasi tutti gli eventi mondiali di grande portata dei giorni nostri – siano essi di mero gossip o realmente drammatici come nel caso in oggetto – i truffatori non perdono l’occasione per avvantaggiarsi dell’attuale situazione e delle nostre paure.

MarkMonitor, brands sui social: falsari agiscono sotto il nostro naso?


Non c’è dubbio che i social media abbiano trasformato il modo in cui i brand interagiscono con i consumatori. Tuttavia, il fenomeno dei social ha anche aperto le porte a nuove strade per la vendita e diffusione di prodotti contraffatti, rischiando di danneggiare la reputazione dei brand. Nonostante le politiche di prevenzione e le linee guida in atto su questi siti, i contraffattori sono particolarmente abili nell’utilizzare queste piattaforme per impersonare i brand. I truffatori lo fanno utilizzando immagini, nomi dei brand e loghi legittimi per apparire credibili, prima di promuovere i prodotti falsi e indirizzare i consumatori verso siti web contraffatti che sembrano veri e attendibili.

D-Link, #ConnettitiResponsabilmente: riscoprire le reali connessioni


Ci siamo lasciati il 2017 alle spalle ed è tempo di fare bilanci e porsi nuovi obiettivi: per il 2018 D-Link, azienda leader nel settore della tecnologia wireless e del networking, invita tutti a condividere i post dell'azienda e taggare un parente o amico a cui si vuole dire #ConnettitiResponsabilmente, perché è giusto essere connessi, ma con responsabilità! I telefoni cellulari hanno cambiato il modo in cui viviamo la nostra vita quotidiana e la quantità di tempo che passiamo a guardare gli schermi è aumentato drammaticamente negli ultimi anni. Secondo recenti studi essere separati dal proprio dispositivo mobile provoca nei consumatori ansia e una serie di effetti psicologici e cognitivi.

MarkMonitor, regali di Natale online: quasi un utente su 2 teme frodi


Anche quest’anno MarkMonitor ha commissionato una ricerca sugli acquisti online per realizzare una panoramica sulla contraffazione. L’inganno sembra essere di tendenza in questo periodo festivo, almeno per i criminali online. Secondo l’ultima ricerca di MarkMonitor®, azienda specializzata nella protezione del brand, il quarantacinque per cento dei consumatori teme di acquistare involontariamente prodotti contraffatti durante la stagione invernale. Nonostante il 91% degli intervistati abbia dichiarato di non acquistare consapevolmente un articolo contraffatto come regalo di Natale, quasi uno su tre afferma di essere stato ingannato e aver comprato un prodotto falso.

CompuMark: come le fake news possono diventare un vero marchio


La diffusione di notizie false è un problema crescente perché influenzano la politica del mondo reale. Ormai tutti dovrebbero avere familiarità con il termine “fake news” ossia le notizie false che circolano in rete. Queste comparvero per la prima volta verso la fine delle elezioni 2016 negli Stati Uniti, quando apparve evidente che alcune storie costruite su false notizie erano state pubblicate e condivise sui social media per ingannare gli elettori e deviare le loro opinioni. Da allora è divenuto un fenomeno culturale molto vasto. L’espressione continua a rappresentare un importante argomento di discussione per il mondo del giornalismo e, su una scala più ampia, per l’industria dei media.

Blogmeter, sui social migranti percepiti come un rischio per la salute


L’arrivo di migliaia di migranti sul nostro territorio è stato al centro delle cronache degli ultimi mesi e ha colpito gli italiani. Tra i temi più discussi, i rischi percepiti per la salute, diversa da quella “oggettiva”. Blogmeter ha analizzato come questo tema è stato discusso sui social media. Dall’osservatorio socio-politico Lorien Consulting, relativo al mese di agosto, emerge che le news relative agli sbarchi dei profughi sono quelle che più hanno colpito gli italiani con  il 52% degli intervistati che si sentono minacciati da questa nuova ondata. Sono diverse le ragioni per cui la presenza dei migranti è percepita come un rischio, tra queste spiccano i “timori per la salute”.

Blogmeter, primi giorni di Expo Milano 2015: è boom su social media


L’Osservatorio Expo 2015 Milano curato da Blogmeter ha rilevato quasi 600.000 messaggi sui social nei primi giorni dell’evento. Il tema che più ha coinvolto gli utenti è stata la cerimonia di inaugurazione dell’evento. Le porte dell’Esposizione Universale 2015 si sono aperte puntuali il 1 maggio. Come è stata accolta l’inaugurazione sui social network? Secondo i dati dell’Osservatorio Expo 2015 Milano curati da Blogmeter il successo dei primi giorni di Expo è stato strabiliante anche sul web: oltre 580.000 messaggi sono stati raccolti tra il 30 aprile e il 3 maggio 2015, la maggior parte dei quali concentrati il primo maggio (275.800).

Banche & Social: 220mila citazioni, più chiacchierate Mps e Unicredit


Secondo l’indagine svolta da Blogmeter, gli istituti più engaging su FB sono BCCforWeb e Mediolanum, mentre su Twitter spicca Banca Etica. Buona la percezione delle banche online, in sordina le attività di social caring. Quali sono le best practice del settore bancario sui social media italiani? Blogmeter lo ha scoperto analizzando sia le conversazioni spontanee degli italiani che la capacità dei brand di coinvolgerli attraverso i Facebook e Twitter. Nel periodo marzo-maggio 2014 i 32 istituti di credito monitorati hanno ottenuto complessivamente più di 227.000 citazioni.

Salute digitale: Hotwire rilascia white paper Digital Health Revolution


Hotwire, agenzia globale di relazioni pubbliche e comunicazione integrata, annuncia il lancio del white paper Digital Health Revolution il cui scopo è quello di individuare le tendenze chiave che segneranno il futuro prossimo di uno dei mercati a più rapida crescita, quello della Salute Digitale. Il settore della Digital Health sta registrando una crescita straordinaria in tutto il mondo. Solo negli Stati Uniti nel 2013 gli investimenti in salute digitale sono cresciuti del 39% rispetto all’anno precedente, arrivando a quota 1,9 miliardi di dollari [1].

Da MarkMonitor strategie per proteggere reputazione Web dei brand


Anche per quest'anno MarkMonitor, azienda esperta nella brand protection, ha stilato un decalogo di suggerimenti rivolti alle aziende per aiutarle a salvaguardare la propria reputazione e il business dai pericoli che derivano da Internet. Dal lancio dei nuovi gTLD, a come muoversi sui mercati asiatici, a un corretto uso dei social media per la promozione del proprio brand alla business intelligence aziendale, le strategie proposte portano le aziende a riflettere sull'importanza della protezione del brand online. 

L’espansione e l’incalzante evoluzione di Internet ha determinato un aumento dei rischi per la reputazione dei brand e per i profitti. Nel mondo digitale, l’impatto derivante dall’abuso dei brand è immediato ed esteso. Jerome Sicard, Regional Manager, Southern Europe di MarkMonitor ha stilato le seguenti strategie per il 2014, che dovrebbero essere basilari nel valutare un potenziamento del programma di tutela del brand delle aziende.

1. La nuova realtà: il lancio dei Nuovi Domini di Primo Livello Generico
I nuovi Domini di Primo Livello Generico (gTLD) rappresentano, da una lato, un’opportunità per il business e, dall’altro, una nuova minaccia da cui difendersi. La messa a punto di strategie di espansione del business o di difesa del brand è responsabilità di ogni marchio.

Nei prossimi mesi verranno introdotti centinaia di Nuovi Domini di Primo Livello Generico (gTLD): è quindi il momento di decidere se registrare, bloccare o amministrare il proprio brand nei nuovi registri. Per sviluppare la strategia è necessario collaborare con i colleghi che presiedono i dipartimenti legali e di risk management e congiuntamente valutare rischi, opportunità, vincoli di bilancio. 

2. È il momento di riconsiderare le proprie difese
Nei prossimi tre anni saranno introdotti oltre 600 Nuovi gTLD: nessuna azienda può permettersi di registrare l’intero portfolio di brand in tutte le nuove estensioni. La maggior parte delle aziende dovrà rielaborare la propria strategia di tutela del brand, passando da un approccio basato sulle tradizionali registrazioni difensive di domini a uno basato sul monitoraggio degli abusi in uno spazio esteso di nomi-dominio.

Se non si dispone ancora di linee guida definite, gli uffici legali e di protezione del brand dovranno collaborare con gli uffici marketing allo sviluppo di criteri di rilevamento e contenimento dei domini che violano i marchi e che si appropriano del traffico. 

3. Ottimizzare gli investimenti per la protezione del brand attraverso l’uso di processi di enforcement più efficienti
L’utilizzo di soluzioni tecnologiche nei programmi di protezione del brand consente di incrementare l’azione di enforcement e ottenere maggiori livelli di efficienza. Le moderne tecnologie consentono di rilevare dati fondamentali per stabilire le relazioni esistenti tra diversi siti illeciti e per identificare interi network di migliaia di nomi-dominio.

Invece di limitarsi a colpire i siti a livello individuale, tali misure di enforcement consentono di identificare e intervenire istantaneamente su intere reti di siti illeciti. Tale strategia, incentrata sull’uso della tecnologia, velocizza le indagini, ottimizza l’efficacia delle strategie legali e consente più elevati indici di redditività (Return On Investements) sugli investimenti in cause legali.

4. La sicurezza dei domini come priorità
Sempre più con maggiore frequenza gli hacker e gli “hacktivisti” attaccano i domini, mediante reindirizzamenti fraudolenti verso altri portali o attraverso il blocco dei siti ufficiali. Nessun brand aspira a comparire sulle prime pagine di quotidiani e notiziari in qualità di vittima degli attacchi hackers.

I domini sono risorse business-critical e richiedono una protezione costante che assicuri la continuità dell’attività e la tutela della reputazione del brand. E’ necessario assicurarsi di utilizzare una protezione a più livelli, comprendente moderni sistemi di sicurezza aggiornati forniti dai registrar dei nomi-dominio.

5. Una strategia di protezione del brand che consenta di ottenere il massimo successo nei mercati asiatici
Il mercato asiatico continua a rappresentare un’area in rapida crescita, ma anche un epicentro di abusi sui brand. Per intervenire efficacemente contro tali abusi, è necessario disporre di una strategia di protezione del brand che tenga conto delle differenze locali. Si deve accertare che la registrazione dei marchi osservi i requisiti delle diverse giurisdizioni.

Imparare a conoscere i molteplici canali di promozione e distribuzione sui mercati asiatici e monitorare entrambe le tipologie di canali contro gli abusi sul brand è fondamentale. L’ideale è utilizzare operatori per la protezione del brand di madrelingua locale, in grado di comprendere perfettamente la lingua in uso nei diversi mercati asiatici e le prassi in uso nei diversi Paesi.

6. Al passo con chi corre: social media e comunicazioni mobili
I “brandjacker” sono abili nello sfruttare la crescita esponenziale dei canali digitali e ad assumere identità di un brand all’interno dei social media e nelle comunicazioni in ambito mobile. Entrambi i mercati sono fluidi e si evolvono rapidamente: nuovi social network e applicazioni possono, nel giro di pochi mesi, assumere posizioni di rilievo.

Acquisizioni da parte di grandi gruppi possono modificare le politiche e i regolamenti delle diverse piattaforme. Al fine di anticipare l’azione dei brandjacker, la strategia di protezione del brand deve saper essere altrettanto dinamica. Anche in mercati globali come la Cina, i siti social sono in crescita e costringono i brand a sviluppare strategie di monitoraggio globale per impedire il sorgere di problemi per il brand.

7.  Bloccare le fonti di profitto pirata
I siti pirata si basano sui ricavi derivanti dalla pubblicità (e sull’inconsapevolezza degli inserzionisti) per portare a termine la loro opera fraudolenta. Una strategia efficace è quella di collaborare con le concessionarie pubblicitarie e le piattaforme di scambio, nonché con gli operatori dei pagamenti, per identificare automaticamente e rimuovere le inserzioni presenti sui siti pirata, impedendo così loro di ottenere tali profitti ed eliminando la minaccia per la reputazione del brand.

8. La fiducia nel brand è ancora più importante in un mondo “omni-canale”
Nel moderno mondo omni-canale, i consumatori esigono una fruizione del brand continuativa e sicura presso tutti i canali. La ricerca per un acquisto, la partecipazione a un social network, una transazione mobile: i consumatori ricercano l’autenticità. I brandjacker ne sono ben coscienti, e cercano di impersonare i brand assumendone le sembianze con siti e applicazioni che consentano loro di adescare traffico, confondere i consumatori, causando un aumento dei costi di marketing digitale.

Studi recenti hanno rivelato che un consumatore online su cinque ha raggiunto almeno una volta siti che commercializzano beni contraffatti, mentre cercava offerte autentiche. Le aziende più avvedute possono accrescere la fiducia dei consumatori nel mondo digitale, mediante una strategia di protezione del brand che sia completa e che protegga i propri clienti dalle false versioni del brand.

9.  Protezione dei contenuti digitali
Ogni azienda è in possesso di dati digitali da proteggere: filmati, musica, software, giochi, ma anche brevetti, elenchi di clienti, kit di sviluppo software e database. Ciò che ha valore è vulnerabile. Valutate le minacce contro le vostre risorse digitali e sviluppate un programma per proteggerle. E’ necessario concentrarsi sulle modalità con cui i motori di ricerca portano traffico verso siti di condivisione o di file hosting che consentano accesso non autorizzato ai contenuti digitali.

10.  La protezione del brand nell’era del “big data” fornisce anche business intelligence
Una strategia di protezione del brand ben concepita in ambiente digitale non solo salvaguarda il brand e i clienti, ma offre vantaggi competitivi. Si potranno usare i dati generati dal programma di brand protection per comprendere quali siano i punti di debolezza e le falle nel sistema di protezione che inducono i consumatori verso merci contraffatte.

Attraverso questi dati è possibile creare nuove formule di marketing, prezzi e strategie distributive che consentano di capitalizzare la domanda dei consumatori e colmare le “gray zone” attualmente coperte dai contraffattori. La collaborazione con gli uffici legali e con gli esperti di protezione del brand può offrire preziosi approfondimenti in grado di aumentare le vendite legittime e, nel contempo, combattere i contraffattori.

Fonte: Shin Communication

Blogmeter: Milano e Torino comuni più social, ma possibile crescere


Qual è la situazione del rapporto tra Pubbliche Amministrazioni e social media dopo oltre un anno dalla pubblicazione delle linee guida del Ministero della Funzione Pubblica? Per comprenderlo Blogmeter (www.blogmeter.it), leader nel monitoraggio e analisi dei social media, ha svolto un'indagine quali-quantitativa sulle performance dei comuni capoluogo di provincia e delle regioni italiane, presentata al Forum PA 2013. Grazie allo strumento Social Analytics, per la prima volta, sono stati raccolti e analizzati oltre 600.000 dati prodotti dalle attività di queste amministrazioni su Facebook e su Twitter nell'arco di oltre 6 mesi.

Scontri in Turchia, Erdogan contro Twitter: è un pericolo per società


Twitter? Un pericolo per la società. Parola di Recep Tayyip Erdogan. Il premier turco durante un'intervista all'emittente Haberturk, commentando i proteste che da qualche giorno agitano la Turchia per la decisione di abbattere il parco di Istanbul Gezi Parki, ha attaccato i social media, prendendosela in modo particolare con Twitter che permette di condividere pensieri e immagini.

"Adesso c'è un pericolo chiamato Twitter - ha detto Erdogan - lì vi si possono trovare tutti i migliori esempi di bugie. Per me i social media sono il pericolo maggiore per la società". Da venerdì migliaia di persone hanno iniziato a radunarsi per le strade della Turchia, protestando prima per l'abbattimento di 600 alberi a Gezi Parki, un giardino nel centro di Istanbul, e poi per la deriva autoritaria dell'esecutivo islamico-moderato degli ultimi due anni.

Il tam tam sui social network è stato fondamentale per permettere alla folla di organizzarsi. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in diverse parti del Paese. Le manifestazioni si sono trasformate in un'onda lunga di dissenso nei confronti dell'esecutivo islamico-moderato accusato di aver attuato una stretta autoritaria alla vita quotidiana del Paese negli ultimi due anni. 

Sabato - scrive TMNews - i manifestanti hanno assediato Piazza Taksim e tutte le zone limitrofe, fronteggiando gli attacchi della polizia, che ha utilizzato gas urticanti lanciati ad altezza d'uomo e getti di idrante. Una repressione ai limiti dello spietato, che ha indotto il presidente della Repubblica, Abdullah Gul, ha chiamare il premier turco Recep Tayyip Erdogan e a chiedere di favorire un atteggiamento più mite da parte delle forze dell'ordine.

Sabato pomeriggio si pensava fosse arrivata la svolta. Erdogan, a denti stretti, aveva ammesso l'uso eccessivo della forza da parte degli agenti, la polizia si era ritirata da piazza Taksim, lasciando il campo ai manifestanti. Ma il teatro della violenza si era solo spostato di qualche chilometro. Le proteste e la repressione, ancora più violenta, hanno traslocato a Besiktas, quartiere sul Bosforo nella parte europea della città, dove si trova l'ufficio che il premier Erdogan utilizza a Istanbul.

Gli agenti hanno utilizzato contro i manifestanti gas ancora più urticanti di quelli usati durante la giornata. Decine di feriti, anche in modo grave hanno trovato rifugio nei portoni dei palazzi e nelle case private. Contemporaneamente, nel resto del Paese, la gente si è fatta strada percuotendo pentole e marciando al grido di "Erdogan istifa", Erdogan dimissioni.  

"L'intervento delle forze di polizia ha provocato oltre un migliaio di feriti, cinque dei quali, il 2 giugno, risultavano in gravissime condizioni per emorragia cerebrale causata da colpi di manganello mentre almeno altri due avevano perso la vista a causa dei gas lacrimogeni". Lo denuncia Amnesty International sul suo sito. "I gas lacrimogeni , sparati irresponsabilmente ad altezza di persona e in spazi ristretti se non chiusi, persino all'ingresso del pronto soccorso di piazza Taksim, sono stati responsabili del maggior numero di ferimenti. 

"Amnesty International - prosegue la nota - ha ricevuto informazioni secondo le qual molte persone arrestate sono state trattenute anche per 12 ore a bordo dei veicoli della polizia, senza acqua e cibo e senza poter usufruire di servizi igienici. Numerosi manifestanti sono stati sottoposti a maltrattamenti al momento dell'arresto e dopo essere stati trasferiti nei commissariati di polizia. Amnesty International Turchia ha messo a disposizione i suoi uffici per fornire riparo ai manifestanti e soccorsi a quelli feriti".


Fonte: TMNews

Blogmeter, quotidiani e social media: più bravi su Facebook e Twitter


Come gestiscono i social media le testate quotidiane italiane? Come si rapportano ai loro lettori su Facebook e Twitter, i due social media più importanti? Ai due interrogativi ha risposto Blogmeter attraverso una ricerca presentata durante il recente Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Blogmeter, grazie al suo strumento di analisi Social Analytics, ha rilevato ben 11,5 milioni di interazioni, sviluppate da 56 pagine facebook e 38 account twitter delle maggiori testate giornalistiche italiane nei primi tre mesi dell’anno. 

Le performance del comparto su Facebook sono riassunte nella Engagement Map che mostra il posizionamento secondo il numero dei fan (ascisse), il total engagement come somma di like, commenti, condivisioni, post spontanei in bacheca (ordinate), il numero di post scritti (ampiezza della bolla). Il quadrante dei leader è occupato da La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Fanpage.it (la testata all digital che raccoglie più fan di tutti), Leggo (al terzo posto per numero di condivisioni e commenti suscitati). 

Seguono a distanza il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport. La Repubblica stacca tutti per quantità di interazioni: sono circa 5 milioni quelle suscitate in 3 mesi, mentre il Fatto Quotidiano si ferma a 2 milioni. Promettente la posizione de Il Messaggero, Il Giornale, Libero, The Huffington Post, che riescono a coinvolgere i propri lettori pur non avendone un numero superiore alla media. Purtroppo la maggior parte delle testate ricade nel quadrante dei laggards (non visualizzati per consentire una migliore lettura del grafico) coloro che sono in forte ritardo sia in termini di fan che di coinvolgimento. 

 Su Twitter i meglio posizionati in termini di follower e di mention (RT, Reply e citazioni spontanee ricevute) sono La Repubblica (con oltre 800.000 follower e circa 207.000 menzioni in 3 mesi), Il Corriere della sera, Il Fatto Quotidiano, La Stampa, Il Sole 24 Ore, La Gazzetta dello Sport e Il Post. Con un numero di citazioni superiori alla media del settore anche Linkiesta e Fanpage.it. Anche qui la maggior parte delle testate risulta in ritardo nell’uso del mezzo. I giornali più grandi tendono ad usare più account tematici verticali e a sfruttare la notorietà dei giornalisti per socializzare le notizie. 

Paga la pratica del live twitting e l’uso degli hashtag in occasione di eventi quali le elezioni e Sanremo. "Rispetto allo scorso anno emerge una maggiore presa di coscienza dell’importanza dei social media – sostiene Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter - anche se l’utilizzo è meramente strumentale a veicolare traffico sul sito web principale. Scarso l’uso di tecniche di coinvolgimento del lettore: i link puri e semplici vengono preferiti alle foto, che però risultano essere più apprezzate dai lettori.

In definitiva si usano ancora i social media come “nuove edicole”, senza una cura del contenuto postato su Facebook e Twitter, né del dialogo con fan e follower. Eppure l’attenzione alla community potrebbe rivelarsi molto importante nel lungo periodo, per fidelizzare i lettori e stimolarli, eventualmente, ad acquistare contenuti di qualità". Il centro storico di Perugia è stato popolato da turisti, visitatori e ospiti provenienti da ogni parte del mondo, confermando il festival un grande evento promozionale per la città a livello internazionale e una grande occasione di networking.


Fonte: Blogmeter

Nuova wave Italia 2.0: 5 cluster per 5 leve marketing in social media


Presentata l’edizione 2013 della ricerca Italia 2.0 che Duepuntozero Doxa conduce dal 2009 sui social media italiani: 1.500 interviste ogni semestre (totale 3.000 all’anno) per dipingere lo stato dell’arte italiano degli utenti internet e le loro attese verso le iniziative social dei brand. A commentare i risultati della wave di marzo, una tavola rotonda composta da Campari, Unicredit e Connexia, che si sono confrontati con una platea di 50 aziende interessate a comprendere come poter trarre vantaggio dalle nuove attitudini e comportamenti social dei consumatori italiani.

Logotel, ricerca conferma valore delle community per il turismo online


Valorizzare il crescente trend del turismo online mettendo a disposizione di clienti e operatori del settore uno strumento come le community in grado di innescare scambi, interazioni e condivisioni che a loro volta generano valore intrinseco per entrambi gli attori. Le community come una sorta di scatto evolutivo all’interno di un processo già ampiamente in atto che ha nel booking online il punto più alto e visibile di questa nuova forma di “turismo fai da te” che sta via via sostituendo i servizi offerti dalle agenzie più tradizionali.

Fotolia lancia la seconda edizione del progetto digitale TEN Collection


Un progetto comunitario educativo, questo è stato il progetto TEN Collection nato dalla collaborazione tra Fotolia e due community grafiche, Wisibility e Amkashop. Ogni mese, per 10 mesi gli utenti internet hanno potuto scaricare, gratis per 24 ore, la creazione digitale in formato PSD creata partendo dalle immagini Fotolia di 10 grandi artisti della scena internazionale. La TEN Collection si è rivelata un successo assoluto, con più di 170 mila PSD scaricati dal sito dedicato www.fotolia.it/ten, che ha registrato più di 500 mila visitatori unici.

KWD Webranking, Telecom miglior corporate online in Italia ed Europa


Telecom Italia (87,5 punti su 100) si conferma regina nell'11° edizione italiana della ricerca Kwd Webranking, la principale ricerca europea che premia i migliori siti corporate. Hera, informa una nota, con 85,8 punti strappa a Eni (83,5) la 2° posizione. Ansaldo Sts e Maire Tecnimont (+9,7 punti), invece, vincono il titolo di "best improver" come societa' che hanno aumentato maggiormente il proprio punteggio rispetto all'edizione precedente. 

Telecom ed Eni si confermano anche nelle prime due posizioni nella classifica Europe 500 che ha considerato le maggiori societa' per capitalizzazione in Europa. In 3° posizione si trova la svedese Sca con 78,3 punti seguita dalla tedesca Basf (78,1) e dall'utility finlandese Fortum (74,4). Ben nove aziende italiane, sul totale di 26 incluse nella classifica europea, si posizionano nelle prime 30 posizioni: Telecom Italia, Eni, Pirelli & Co., Snam, Terna, Unicredit, Luxottica, GeneraliAss. e Intesa Sanpaolo

La ricerca Kwd Webranking, realizzata da Kw Digital in collaborazione con Lundquist, da sedici anni e' la ricerca piu' riconosciuta in Europa nella valutazione della qualita' della comunicazione corporate online. In Italia la ricerca ha considerato le 102 maggiori societa' quotate italiane per capitalizzazione. A livello internazionale sono state valutate circa 1.000 societa'. La media delle cento societa' italiane di 32,5 punti, in calo dal 2010, rimane di 7 punti inferiore alla media europea. 

Il protocollo quest'anno e' stato profondamente cambiato, grazie all'introduzione di sottocriteri dedicati ai social media e ai motori di ricerca all'interno dei criteri della ricerca (con un peso del 13,5% rispetto al 5% del 2011). I social media, infatti, sono ormai come componenti importanti della comunicazione e non devono essere piu' considerati uno strumento accessorio. 

Il confronto con i risultati europei mette in evidenza che le performance italiane sono simili a quelle internazionali nelle sezioni maggiormente legate alla disclosure, come le informazioni sulla corporate governance e sui risultati finanziari, mentre se ne discostano significativamente in aree fondamentali nella costruzione dell'identita'aziendale come la responsabilita' sociale, l'employer branding e le informazioni sull'azienda come il brand e la posizione di mercato. 

Dall'analisi dei risultati emerge che il settore ad aver registrato la performance migliore in termini di punteggio e' quello che raccoglie le aziende energetiche italiane, il quale ha ottenuto un punteggio medio pari al 49% sul massimo, un punteggio superiore anche alla media europea. I punteggi medi relativamente piu' bassi sono stati conseguiti dai settori "Industrials" e "Banks". 


Intel presenta Hal, la prima vending intelligent machine tutta italiana


Con un cervello di silicio e funzionalità evolute dialoga con l’ambiente circostante e il pubblico ed è il perno di un nuovo concetto di ospitalità e servizio al cliente per l’Ho.Re.Ca. Il nome è lo stesso del computer di bordo HAL 9000 della nave spaziale del film “2001: Odissea nello spazio”, capolavoro di Stanley Kubrick del 1968, ma dietro l’acronimo si nasconde un cuore hitech e una nuova visione di servizio al cliente per il settore dell’Ospitalità, aperta alle opportunità delle nuove tecnologie e alle logiche del Web. Hospitality Area Lounge è il nuovo progetto ideato dall’architetto Silvio De Ponte e nato dall’inedita collaborazione tra Intel Italia, Micros Italia, Rheavendors e VDA.

FTC apre un'indagine sulle spese folli dei bimbi sull'app Apple Store


Dopo il caso della piccola Madison, che ha speso 1.400 dollari per un gioco sui puffi, il deputato democratico Usa Edward Markey ha inviato una lettera alla Federal Trade Commission (FTC), organo di vigilanza sul commercio negli Usa, perché indaghino in materia di acquisti sull'Apple Store. Il problema non è nuovo, ma la risonanza che sta avendo anche sulla stampa non specializzata ha infine mobilitato le autorità. Il personale FTC sta sviluppando nuova educazione al consumo rivolta ai genitori per navigare nel mercato mobile delle app ed evitare che applicazioni non forniscano adeguate informazioni.