Agcom: Internet mobile supera gli sms, stabile la payment television


Nel 2011 gli italiani hanno speso di più per navigare su Internet dal cellulare che per inviare Sms. A certificare lo storico sorpasso, frutto del boom di smartphone e tablet, è l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella Relazione annuale, l'ultima firmata dall'Authority guidata da Corrado Calabrò. Nel 2011 i ricavi da Sms sono stati pari a 2,33 miliardi (+1,5%), mentre quelli relativi a Internet sono balzati del 17,7% a 2,41 miliardi. Agcom conferma la riduzione degli investimenti in infrastrutture. La flessione dei ricavi complessivi della televisione è da imputarsi principalmente alla contrazione degli investimenti pubblicitari che ha caratterizzato l'ultimo anno.

Complessivamente Agcom rileva un mercato delle Tlc in calo e “di conseguenza - spiega il report - si registra una leggera riduzione del peso del settore rispetto alle principali grandezze macroeconomiche”: l'incidenza del settore sul pil è scesa dal 2,71% al 2,57%, negli investimenti è diminuita dal 4,16% al 3,98% e nella spesa delle famiglie è passata dal 2,31% al 2,21%. Nel 2011 è proseguita la contrazione dei ricavi lordi conseguiti dagli operatori di Tlc, scesi a 40,59 miliardi di euro (-3,7% a fronte del -3,4% del 2010); la rete fissa registra una contrazione superiore (-3,9%) a quella rilevata per la rete mobile (-3,6%). La spesa finale degli utenti (famiglie e affari) è in calo del 2,6%, ed è sensibilmente maggiore sul fisso (-3,9%) rispetto al mobile (-1,4%).


In Italia nel 2011 il numero di sim attive è cresciuto di oltre 2,2 milioni di unità, delle quali 1,7 milioni sono rappresentate da linee in abbonamento, le quali complessivamente raggiungono il 16,9% del totale (15,5% nel 2010). In sostanza nel 2011 "le sim attive per tipologia di clientela e di contratto sono passate da oltre 93 mln ai quasi 96 mln del 2011". Con riguardo alla ripartizione delle sim attive tra i diversi operatori mobili, nel 2011 si osserva la flessione del peso di Vodafone nel segmento residenziale, in cui crescono in misura omogenea Telecom Italia, Wind e gli Mvno (+0,5% circa ciascuno).

Nel mercato business H3G registra una flessione (-2,7%), a vantaggio di tutti gli altri operatori e, in particolare, di Vodafone (+1,3%). Agcom conferma la riduzione degli investimenti in infrastrutture. "La diffusione della larga banda sul territorio nazionale registra ritardi rispetto agli altri paesi europei, in parte dovuti a fattori infrastrutturali, come ad esempio la mancanza di un rete 'cable' - precisa il rapporto - Alla fine del 2011 la penetrazione della larga banda su rete fissa raggiungeva poco più del 22% degli italiani, contro una media europea di quasi il 28% su cui incidono positivamente i valori conseguiti in Francia, Germania e Regno Unito (rispettivamente 35,7%, 33,4% e 31,7%)".


Agcom evidenzia anche la trasformazioni del settore. L’evoluzione del settore delle comunicazioni negli ultimi anni mostra una sempre più accentuata dinamica di convergenza tecnologica e di mercato tra l’industria delle telecomunicazioni e quella dei media - spiega l'Authority - Seppur ancora distinti sotto diversi profili, i mercati dei media e delle telecomunicazioni appaiono infatti attraversati da forti spinte all’integrazione, che incidono sulla catena del valore dell’intero settore delle comunicazioni.

Questo va progressivamente assumendo i contorni di un ecosistema digitale sempre più complesso e articolato di relazioni e scambi tra operatori di reti e fornitori di servizi e contenuti audiovisivi, in cui si affermano nuovi attori economici, come le internet company globali, le c.d. Over The Top”. Forte calo dei ricavi nel settore televisivo che passano dai 9,02 miliardi del 2010 scendono a quota 8,89 miliardi. Viceversa la televisione a pagamento ha registrato una sostanziale stabilità (+0,3%), da 3,4 a 3,41 miliardi, vedendo crescere il suo peso sul totale delle risorse televisive (dal 37,7% del 2010 al 38,4% del 2011). La flessione dei ricavi complessivi della televisione è da imputarsi principalmente alla contrazione degli investimenti pubblicitari che ha caratterizzato l'ultimo anno.



Via: Corriere delle Comunicazioni

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